Cattivi e cattivi: recensione

Lasciate alle spalle le esperienze cinematografiche dell’esasperato canaro della Magliana, tra “rabbie furiose” a cura di Sergio Stivaletti e storie di periferia raccontate da Matteo Garrone (con tanto di festivaliero titolo anglofono), ecco che sui grandi schermi dell’estremo cinema italiano torna a farsi vedere uno dei massimi cantori del nostro settore undergorund, Stefano Calvagna, colui che in carriera ha sempre saputo filmare storie di vita vera tra biografie (Non escludo il ritorno sulla vita di Franco Califano, Il lupo sulla scottante vicenda di Luciano Liboni), drammi umani (L’uomo spezzato, Il peso dell’aria, L’ultimo ultras) e noir polizieschi (Senza paura, Si vis pacem, para bellum); ed è proprio guardando a quest’ultimo genere che stavolta il nostro autore intende tornare all’opera, raccontando un’intricata vicenda di lotta tra bande, sullo sfondo di una Roma natalizia, fredda e addobbata a festa.

Con Cattivi & cattivi assistiamo allo scontro tra personalità estreme e disperate, come un commissario allo sbando (Massimo Bonetti), che la sera della Vigilia di Natale si ritrova sbattuto per la strada, facendosi ospitare da un suo caro collega (Claudio Vanni).

Ben presto incrocerà la propria strada con quella di due malfattori, (Andrea Autullo e Davide Capoccetti), due pesci piccoli ma pericolosi, i quali intendono sovvertire l’ordine delle cose nel sottobosco criminale capitolino, ma senza fare i conti con Savio (Calvagna), potente boss cui tocca rendere conto per qualsiasi “cattiva” decisione.

La guerra tra bande è appena cominciata e vincerla sarà il primo dei pensieri per questi uomini al di là della legge.

A braccetto con l’estro registico del nostro Calvagna, lo spettatore che assisterà a Cattivi & cattivi si troverà coinvolto in una faida raccontata col giusto piglio, tra caratterizzazioni forti e situazioni ben orchestrate, realizzate col minimo indispensabile che un low budget (o un “love budget”, come il suo autore stesso ama definire) possa consentire.

Molto è basato sullo scontro verbale in questo lungometraggio, uno stile che intende giocarsela sull’emotività interiore dei poco puliti protagonisti, tutte sagome più o meno spaventose e dalla morale ovviamente discutibile; dal commissario interpretato da Bonetti all’accoppiata Autullo/Capoccetti (tra i migliori del lotto), fino alla presenza secondaria di un ottimo Vanni e di un Emanuele Cerman (autore anche dello script su soggetto del regista stesso) in stato di grazia, che nei panni del folle Caronte regala le migliori perle da humour nero del film.

Ed è proprio con l’utilizzo di un’ironia alquanto dark che Cattivi & cattivi vince maggiormente la sua scommessa, un espediente originale quanto geniale che mostra un lato tutto nuovo del cinema di Calvagna, qua intenzionato ad una caratterizzazione di un mondo criminale singolare e a suo modo anche mai visto (da antologia il momento in cui Savio, inaspettatamente, intona con i suoi uomini, interpretati da Fabio Russo e Michele Verginelli, Nessuno, brano reso celebre innanzitutto da Mina).

Un racconto visivo che aleggia tra queste trovate e la visione di momenti altamente forti, memori del cinema italiano di genere che fu; nel cast anche la presenza del comico Enzo Salvi, qua in un ruolo totalmente serio nei panni di un armaiolo, più l’apporto femminile dell’attrice Ines Nobili (è la donna di Savio).

Preparatevi, perché a Roma “i guerrieri della notte” (a proposito, anche il film di Walter Hill viene citato nell’opera di Calvagna) sono tornati.

Mirko Lomuscio

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