A-X-L: un’amicizia extraordinaria – recensione

Gli anni ’80, il decennio che ha portato il cinema sulle alte vette della creatività, grazie a quel suo modo di ricreare immaginifici mondi fantastici o contesti ai confini della realtà, anche rimanendo ancorati nell’epoca che stavano vivendo; con queste premesse tale corrente cinematografica ha permesso ad opere come E.T. – L’extraterrestre di Steven Spielberg di prendere vita con successo, narrando la nascita di un’amicizia particolare tra un bambino umano e un essere di un altro pianeta.

Oggi, 2018, dopo che vari derivati sono stati sfornati da quel prototipo spielberghiano, ecco che arriva nelle nostre sale un piccolo film che respira quel tipo di atmosfere eighties, raccontando anch’esso l’incontro tra un giovane adolescente e una creatura, non di un altro pianeta, ma interamente cibernetica.

Con A-X-L: un’amicizia extraordinaria preparatevi quindi a vivere determinate emozioni in riguardo, dato che in quest’opera, diretta dall’esordiente Oliver Daly, assisterete alla storia del giovane Miles (Alex Neustaedter), pilota di moto cross agli esordi con la voglia di far emergere le sue qualità; cosa che però non gli riuscirà tanto facile dato che a mettergli “i bastoni tra le ruote” c’è il ben più affermato, e ricco di famiglia, Sam (Alex MacNicoll).

In questo contesto Miles però farà la conoscenza di un nuovo amico, di questo mondo certo, ma non totalmente umano, perché A-X-L è un robot creato dall’esercito con le fattezze di cane, una macchina da guerra futuristica e senziente; l’incontro tra i due farà sì che nasca un’amicizia inossidabile e un grande rapporto di fedeltà, dove il giovane è il padrone e cyber-animale il suo fedele segugio.

Purtroppo A-X-L è sotto controllo dalle alte autorità militari e ben presto rivorranno indietro la loro arma; cosa che Miles non consentirà.

In mezzo a questo marasma di blockbuster fatti di enormi robot ed ingombranti effetti speciali, assistere ad un piccolo prodotto come A-X-L: un’amicizia extraordinaria sortisce il suo effetto positivo, dato che il film in sé ci riporta alla mente verso quei derivati anni ’80 dei successi che sfornava quel periodo, opere che vedevano alla regia autori come Brian Trenchard-Smith oppure in macchina produttiva nomi di un certo richiamo come Charles Band le sue Empire International Pictures e Full Moon.

Insomma, questo esordio di Daly va preso per quel piccolo omaggio che è, un lungometraggio che strizza l’occhio a quei gioiellini della serie B, senza però che oggi risultino essere peggio di ciò che viene sfornato nel mainstream odierno; certo A-X-L: un’amicizia extraordinaria non ha un plot originale, dato che la trama si rifà parecchio a Corto circuito di John Badham, cambiando però solo le fattezze robotiche del protagonista, ma una sua dignità sul lato d’intrattenimento ce l’ha, seppur determinati risvolti risultano essere parecchio superficiali (lo stesso incontro tra il Miles di Neustaedter e il cyber cane è molto sbrigativo).

 

Ma d’altronde è pur sempre di una piccola produzione che stiamo parlando, nonostante tra i finanziatori spicca il nome di David S. Goyer (sceneggiatore de Il cavaliere oscuro ma anche di Demonic toys della Full Moon di Band), ed in mezzo al cast il volto di maggior rilievo è quello di Thomas Jane (The punisher, The mist, attualmente in The predator), nei panni del papà di Miles, quindi A-X-L: un’amicizia extraordinaria è un piccolo appuntamento per gli appassionati del genere nostalgico sci-fi, che al contempo volge il proprio sguardo ad un modo di agire prettamente eighties; infatti dettaglio di non poco conto è il fatto che Daly faccia parecchio utilizzo dell’animatronica per i primi piani del robot, cosa che gli regala il dovuto rispetto e la lontananza dal piattume visivo proposto dai giocattoloni CGI di oggi.

Mirko Lomuscio

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