Un fato così ingiusto e solitario: recensione

Ho letto molti romanzi fantasy e molti di questi sono stati Young Adult, quella particolare categoria di romanzi dedicati a giovani adulti, ragazzi, adolescenti, con storie che trattino questa età di sentimenti che la attraversano, come le prime cotte, i primi amori, le prime volte. Devo ammettere che è la prima volta che leggo di una protagonista non canonica e per “non canonica” intendo con una disabilità motoria manifesta ed evidente.

In Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kremmerer e primo romanzo della trilogia Cursebreakers troviamo una ragazza, Harper, la quale è affetta da paralisi cerebrale infantile e ce lo dice lei stessa fin dalle prime pagine del romanzo.

La giovane a DC negli Stati Uniti, vive con il fratello e sua madre malata di tumore.

Per curarla e per sanare i debiti del padre, il fratello maggiore è costretto a fare cose illegali per conto di un certo Lawrence a cui la famiglia deve molti soldi.

In una notte come tante, Harper interviene per fermare il rapimento di un’altra ragazza e viene così trasportata in un altro mondo, il regno di Emberfall, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato: c’è un castello medievale incantato, uno strano Capitano della Guardia Reale e un principe che si comporta come se non fosse tale. In tutto questo Harper scopre di avere un ruolo: sia per Grey, il Capitano della Guardia, che per Rhen, il principe solitario, la ragazza sarà quella che spezzerà la maledizione.

La storia infatti è una rivisitazione delle più celebre favola de La Bella e la Bestia, solo con toni un po’ più cupi, più vicini alla versione originale della favola che a quella versione Disney che tutti conosciamo.

Ovviamente al di là della trama un po’ scontata, quello su cui vorrei soffermarmi è proprio l’utilizzo di una protagonista con una disabilità evidente e dichiarata.

Harper spesso nel corso della storia si riferisce alla propria difficoltà di movimento (trascina il piede e la gamba sinistra), ma rispetto a molte persone reali con paralisi cerebrale infantile nel romanzo lei si muove agevolmente bene e riesce a fare cose che molti di noi, nella realtà, se le sognano.

Riesce ad andare a cavallo, a camminare con gli stivali col tacco, riesce a ballare persino, ovvio che tutto è semplificato e romanzato per lo sviluppo della trama. Harper, però, non è la classica ragazza che si lascia incantare al primo sguardo del bel principe, anzi cerca più volte di fuggire dal castello.

E questo è un punto a favore di questo romanzo, negli young adult di solito la protagonista femminile si innamora subito o comunque è un po’ sprovveduta e sciocca, oppure da imbranata diventa subito popolare o forte. Qui non va esattamente così, anzi la nostra eroina ci mette un po’ ad ambientarsi e a capire, nonché a imparare come funziona il mondo di Emberfall.

Nelle note al testo l’autrice Brigid Kremmerer descrive così la sua inusuale scelta di inserire un personaggio con una disabilità motoria: “In Un fato così ingiusto e solitario, la protagonista, Harper, soffre di paralisi cerebrale. Proprio come una persona reale afflitta da PC, non è condizionata dalla sua patologia, che invece fa parte della sua vita quotidiana. Ho cercato di creare una ragazza che fosse forte, resiliente e capace – non a dispetto ma al di là delle difficoltà fisiche che avrebbe potuto affrontare. Come dice Harper a Rhen, la paralisi cerebrale colpisce in modi molto diversi. Le capacità variano da persona a persona, quindi la sua storia è proprio questo: una storia. L’esperienza di Harper potrebbe non riflettere quella di tutte le persone affette da PC, ma spero che tutte possano ritrovarsi nella sua determinazione e tenacia. Incoraggio i lettori ad approfondire l’argomento visitando il sito www.cerebralpalsy.org.”

Sono d’accordo con queste ultime parole dell’autrice, la paralisi cerebrale infantile è difficile da classificare in modo univoco, ogni persona che ne è affetta è unica, così come è unico il modo di adattarsi alla realtà e fare di una difficoltà una virtù.

Certo si sarebbe potuto fare meglio o di più, ma ricordo che questo è soltanto il primo volume di una trilogia, il secondo volume è già stato pubblicato e si intitola Un cuore così impavido e spezzato, mentre il terzo e conclusivo capitolo della saga uscirà a breve e si intitolerà Un voto così intrepido e mortale.

Avendo letto solo il primo volume non posso dare un giudizio complessivo sulla saga e i personaggi, perché essi potrebbero anche migliorare, cambiare, o avere un arco narrativo totalmente differente da quello che troviamo qui, che si concentra moltissimo sulla maledizione che grava sul castello e sul principe e la condizione di costrizione dolore e prostrazione in cui vivono Rhen e Grey nell’attesa che qualcosa o qualcuno cambi le cose, e la responsabilità sembra essere tutta di questa ragazza, Harper, che ha avuto l’unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lei è all’apparenza così fragile e così fuori posto in un mondo così duro e lontano dalle comodità della modernità, eppure troverà la sua strada, la sua resilienza.

Questo non è poi quello che facciamo tutti? Sia che si debba convivere con una paralisi cerebrale infantile, oppure no.

 

Samanta Crespi
 
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