So cosa hai fatto: recensione

Quando nel 1997 uscì nelle sale il successo cinematografico slasher So cosa hai fatto, tratto da un romanzo di Lois Duncan e diretto dall’esordiente Jim Gillespie, il cinema horror stava attraversando una fase di gloria che vedeva il precedente Scream di Wes Craven, uscito un anno prima, come portavoce di un nuovo trend di questo genere, aprendo le porte ad un pubblico che ancora porta nella memoria quel periodo anni ’90.

Condividendo con il film di Craven il medesimo sceneggiatore di Scream, ovvero l’ispirato Kevin Williamson, So cosa hai fatto quindi ancora oggi si è ritagliato un proprio spazio di culto, tant’è che nel 2025 si è pensato bene di farlo ripartire con un reboot che funge anche da sequel.

Ecco allora che per la regia tutta al femminile di Jennifer Kaytin Robinson, sceneggiatrice tra l’altro di Thor: love and thunder, torna alla ribalta la vecchia figura uncinata del serial killer pescatore, stavolta alle prese con un nuovo gruppo di giovani che portano un tragico segreto alle loro spalle.

Loro sono Ava (Chase Sui Wonders), Danica (Madelyn Cline), Milo (Jonah Hauer-King), Teddy (Tyriq Withers) e Stevie (Sarah Pidgeon), che nella sera del 4 luglio, durante i festeggiamenti con i fuochi d’artificio, si rendono testimoni di un grave incidente da loro provocato involontariamente.

Tale evento deve essere quindi dimenticato da parte loro, continuando a far finta di nulla fino all’anno seguente, quando d’improvviso, uno sconosciuto, comincia a minacciarli con ignari bigliettini e seminando morte e panico nella loro cittadina, già in passato protagonista di un evento del genere, nel 1997.

E soltanto chi fu testimone di tale strage in quell’epoca, ovvero Julie Brown (Jennier Love Hewitt) e Ray Bronson (Freddie Prinze Jr.), potrà aiutare Ava e i suoi amici a scoprire chi è il vero colpevole di questi omicidi.

La voglia di rielaborare materiale di un certo passato cinematografico con ideali e punti di vista odierni ha certamente preso per la gola gli autori di questo So cosa hai fatto, e lo stesso film quindi mostra di fotogramma in fotogramma un qualcosa che lo stabilizza al cinema di oggi, quello soprattutto fatto di immediatezza e pochezza narrativa.

Ed infatti il film della Robinson non può dirsi un’operazione riuscita a tutti costi, a tratti mostra dei semi di citazionismo e ironia ben assestata, ma giusto per colpire nel segno i nostalgici dei film originali, che oltre al prototipo del ’97 contano anche due sequel, uno del ’98 (Incubo finale) più un altro del 2006 (Leggenda mortale, una sorta di spin off staccato dalla logica thriller) , solo che una volta che i giochi sono fatti ecco che quindi il complesso dell’operazione risulta poco accattivante.

Personaggi stilizzati al minimo indispensabile, omicidi sanguinolenti ma poco ispirati per essere un’opera slasher, ed infine un colpo di scena parecchio telefonato che rendono questo So cosa hai fatto un’occasione mancata per poter rinverdire i fasti di un’opera anni ’90 che, nonostante sia stata di discreta fattura, era riuscita a risultare accettabile per i suoi connotati immersi in una certa atmosfera veramente horror.

Ed è proprio il senso dell’horror che manca al film della Robinson, la quale infarcisce la visione di facce care a questa saga (non solo la Hewitt e Prinze Jr., un altro paio di partecipazioni a sorpresa trovano spazio in questa pellicola), ma senza però fare i conti con la logica di questo genere e con l’insana voglia di assestare per forza messaggi pro girl power, il tutto tra un omicidio e una qualsiasi battuta frivola.

Mirko Lomuscio