L’assoluta libertà del fantastico: recensione

L’assoluta libertà del fantastico.

La Wunderkammer letteraria di Lucilla Sergiacomo.

Sembra veramente di entrare in una camera stipata di dettagli minuziosi (troppi!) che analizzano il percorso nel tempo e nello spazio del genere “fantastico”.

La Sergiacomo precisa subito che non si può bloccare cronologicamente la letteratura fantastica al periodo che va dalla fine del ‘700 al ‘900, sebbene si pensi che nasca come reazione dell’uomo all’alienazione opprimente in seno alla rivoluzione industriale. 

Ma non è soltanto questo.

Sarebbe riduttivo e ingiusto relegare il fantastico alle regole sancite da Todorov negli anni ‘70, secondo cui i testi nati sotto questo nome, dovrebbero avere come principali requisiti la paura e la sorpresa.

Basti pensare a La metamorfosidi Kafka, etichettata come “neo-fantastico”, dove il Gregor Samsa che si trasforma in scarafaggio entra subito nella storia come un fatto ordinario e a generare paura è il mostro che rappresenta l’arida quotidianità, l’egoismo e l’indifferenza.

La Sergiacomo sviscera il fantastico  partendo da Omero, dalla poesia epica, che possiede una massiccia dose di elementi ultraterreni che entrano nel mondo terreno, tra i personaggi comuni.

Tocca il mondo degli inferi e dell’oscurità, tipici del “fantastico classico”.

Ampio spazio é dato al “meraviglioso cristiano” dove le credenze mitologiche dei classici si riversano sulla religione.

Il viaggio dei classici, che era considerato viaggio di formazione cambia il suo significato diventando viaggio di purificazione.

E qui, la mente, non può che fare collegamento con la Commedia di Dante Alighieri dove emergono temi come il peccato, l’espiazione, la redenzione.

Dove terreno e ultraterreno sono legati in termini di bene e male.

Il concetto di viaggio cambierà nuovamente con Mark Twain, diventando viaggio metafisico nel suo paradiso anticonvenzionale, dove il protagonista, lontano dalle stelle, cerca sempre di raggiungerle.

Boccaccio e Cappellano vengono associati nel “meraviglioso fantastico”, si parla di aldilà come di rovesciamento del concetto di peccato e sessualità.

Continua il percorso, passando per le “avventure cortesi”, nelle quali emergono castelli ispirati alla nobiltà feudale.

Nel “meraviglioso esotico” torna la Commedia, in chiave di parodia, di “fantastico allusivo”.

Viene citato Giorgio Pressburger e analizzato il suo Storia umana e inumana.

L’ultimo capitolo del libro, prima di arrivare a Poe, Verne, Primo Levi, Leopardi e finire con Calvino, parla della Luna.

Il viaggio lunare è un tema letterario antico che nasce tra i classici della filosofia naturalistica con Parmenide; nella cultura classica romana con Marco Tullio Cicerone, associato ad Aristotele nel tema di perfezione celeste contro l’imperfezione terrestre.

Insomma, un excursus curato con maestria in questo saggio, molto lungo e dettagliato, per comunicare fondamentalmente questo:

[…]ogni creazione letteraria è, in fondo, frutto della capacità della mente umana di immaginare e fantasticare[…]

Erika Carta

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