La prima pietra: recensione

La società italiana è ormai un nucleo multietnico in cui è possibile trovare ogni varietà di cultura e pensiero religioso che sia, che ne voglia l’attuale andazzo politico salviniano tanto in voga, e quindi riguardo a ciò la cinematografia nostrana non può far altro che stare al passo con i tempi e creare qualche trama che possa mettere alla berlina tale attualità sociale; quindi, direttamente da un testo teatrale di Stefano Massini, approda nelle nostre sale questo La prima pietra, una commedia che cerca di mettere il punto sullo scontro razziale nelle scuole italiane, narrando una singolare vicenda dai tratti tragicomici.

Sotto la direzione di Rolando Ravello, nome legato innanzitutto al ruolo di attore per svariati film (Almost blue, Diaz – Don’t clean up this blood) ed in seguito apprezzato regista (Tutti contro tutti, Ti ricordi di me?) e premiato sceneggiatore (è tra le menti di Perfetti sconosciuti), questa pellicola vede troneggiare i volti di un cast variegato, che comprende le facce di Corrado Guzzanti, Lucia Mascino, Kasia Smutniak, Serra Yilmaz, Valerio Aprea e Iaia Forte, messi insieme in un contesto tutto scolastico per poter parlare di scontri multietnici tra i banchi di scuola.

La trama prende inizio quando il piccolo musulmano Samir (Lorenzo Ciamei), senza alcuna ragione, tira una pietra ad una finestra della sua scuola, colpendo in pieno il custode Marcello (Aprea) e ferendo anche la bidella Loretta (Forte).

Per risolvere la questione vengono chiamate le tutrici del piccolo, cioè sua madre (Smutniak) e sua nonna (Yilmaz), due fondamentaliste islamiche, entrambe convocate dal preside Ottaviani (Guzzanti), in presenza della maestra Roversi (Mascino), col fine di trovare una soluzione a questo problema, innanzitutto cercando di capire chi deve pagare i danni.

Ma tra scontri razziali, ideali religiosi e diversità di carattere, quella che sarebbe dovuto essere un semplice richiamo diventa uno scontro di culture agli antipodi, sullo sfondo di una imminente recita scolastica natalizia da inscenare a fine giornata.

Quando si tratta di fare il punto sulla situazione sociale odierna la nostra commedia le tenta tutte, che sia ridere di pancia oppure con la testa; La prima pietra è uno dei quei prodotti che forse tenta la seconda di strada, senza ovviamente rinunciare ai suoi principi teatrali e cercando di sorreggersi su un cast che potrebbe essere all’altezza della situazione.

Purtroppo gli esiti finali sono un qualcosa che vanno molto vicino al disastroso, venendo fuori una visione pregna di personaggi guitti e scenette imbarazzanti, se non stucchevoli, per quanto mettono alla berlina la mentalità italiota di oggi con esiti devastanti; si voleva fare del sociale con intelligenza qua, facendo scontrare con dei battibecchi inutili religioni varie e caratteri forti, sciorinando battute secche dai tempi prevedibili e gag che si avvicinano inutilmente allo slapstick (da citare l’imbarazzante caotico finale), sprecando un cast che a volte ha sempre dato il meglio in altri ambiti (Guzzanti al cinema non è lo stesso della tv) e gestendo gratuitamente una struttura a dir poco polanskiana (stile Carnage tanto per intendere).

La cosa disturbante è che titoli come La prima pietra intendono affrontare argomenti sentiti e attuali con originale ironia, ed invece si ritrovano ad essere più stereotipati e monodimensionali di ogni altra commedia di grana grossa, mostrando una sequela di punti deboli che sfiancano lo spettatore pregno del piattume comico mostratogli; anche se qua parliamo di un film che dura poco più di settanta minuti, purtroppo è difficile sostenere la visione del presente film di Ravello.

Mirko Lomuscio

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