John Wick 3 – Parabellum: recensione

Tutto è cominciato con l’assassinio di un cane, ma non di un cane qualunque, bensì di un animale domestico appartenente ad un famoso sicario; con queste premesse prese avvio John Wick del 2014, una pellicola adrenalinica che si appoggiava su una semplice trama di vendetta per potersi poi districare in un universo assurdo quanto originale, un universo che con il sequel del 2017 presse ancor più piede, uniformando così una sorta di trilogia condensata su basi meramente fumettistiche.

Giostrandosi nel migliore dei modi un Keanu Reeves in gran rispolvero da film action, come non lo si vedeva sin dai tempi di Matrix in poche parole, questa saga giunge ora al terzo deflagrante capitolo, riprendendo i passi proprio dove era rimasto il film precedente (e lì c’era anche un malvagio Riccardo Scamarcio che si ritrovava a fare i conti col sicario del titolo); John Wick 3 – Parabellum ci riporta sin da subito tra combattimenti e sparatorie, aprendo le danze con la scomunica di John (Reeves) dall’ordine dei sicari di cui fa parte, ritrovandosi una ricca taglia sulla testa ed essere di conseguenza obiettivo di molti suoi colleghi intenzionati a volerlo uccidere.

In fuga verso la salvezza, l’uomo prima dovrà chiedere aiuto ad una signora del crimine russo (Angelica Huston) e poi arriverà fino in Casablanca, da una conoscenza di nome Sofia (Halle Berry), per trovare una tregua che possa salvarlo da morte certa.

Ma ormai gli ingranaggi sono in movimento e chi è a capo di questa immensa organizzazione criminale vuole la testa di John Wick, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi luogo lui si nasconda; ovviamente non sarà un obiettivo facile da ottenere.

Sempre con la regia del confermato Chad Stahelski, già regista dei capitoli precedenti, l’epopea del noto killer interpretato da Reeves approda in sala alzando il tiro e promettendo sempre più scintille, dopo aver mostrato in un paio di titoli tutto il dicibile delle coreografie action senza fiato; anche John Wick 3 – Parabellum non lascia nulla all’immaginazione, sfoggiando una sequela di parentesi adrenaliniche e al cardiopalma dove la violenza prende piede in tutta la sua propria forma creativa, almeno secondo una certa filosofia da stuntman che si rispetti.

Ogni combattimento gode di una creatività propria, mostrando un’innata voglia di voler tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona con qualsiasi trovata, che sia uccidere con un semplice libro o con l’aiuto di un cavallo imbizzarrito; certo, però, oltre a questo guizzo John Wick 3 – Parabellum non sembra aver altro da aggiungere, appoggiandosi su uno script a tratti improvvisato e intenzionato a voler sbalordire per forza, sfoggiando un colpo di scena ogni cinque minuti senza alcun impegno e ricerca di una solida narratività.

Tutto è virato anche verso una vena ironica più esposta in questa occasione, stilizzando anche qualche caratterizzazione bizzarra (su tutti il killer villain interpretato da Marc Dacascos) ma senza valorizzare la presenza di determinate guest (la Berry sprecata, Laurence Fishburne che torna giusto per solidificare quei riferimenti a mo di strizzatina d’occhio fatti a Matrix) ed amplificando invece alcuni antagonisti visti nei precedenti film (oltre ad Ian McShane anche il concierge di Lance Reddick trova una sua parentesi combattiva).

Ci si diverte con John Wick 3 – Parabellum, questo è indubbio, però man mano che si va avanti ogni cosa appartenente a questo universo action sembra risultare essere un mero gioco fine a se stesso, e non che con il primo film gli intenti sembravano essere questi; se ai realizzatori va bene così ben venga, però una maggiore accortezza nello sviluppo delle trame, per quanto assurde, è sempre lecito aspettarsela.

Mirko Lomuscio

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