Interruption: recensione

In un teatro di Atene durante la messa in scena dell’adattamento post moderno dell’Orestea di Eschilo, subito dopo un breve blackout, salgono sul palco dei ragazzi con dei vestiti neri ,armati di pistola, invitando al pubblico di salire per recitare assieme agli attori ed ai nuovi arrivati.

Ispirato ad un fatto realmente accaduto in Russia, precisamente al teatro Dubrovka di Mosca nel 2002, quando 40 militanti ceceni interruppero una rappresentazione teatrale; la particolarità fu che all’arrivo dei terroristi non tutto il pubblico reagì allo stesso modo: alcuni spettatori furono molti calmi e pensarono che l’interruzione facesse parte dello spettacolo.

Prendendo spunto da quei brevi e paradossali momenti, il regista greco Yorgos Zois ha ideato Interruption. Il film si prende la responsabilità di descrivere quanto sia soggettiva la realtà, un tema già affrontato da Pirandello in diverse sue opere, confrontando la vita reale dei partecipanti presi dal pubblico e la vita fittizia degli attori all’interno del dramma di Eschilo. Con questo metodo lo spettatore si ritrova ad osservare una realtà data esclusivamente da ciò che vede rappresentato dando origine ad un teatro dell’assurdo in cui i terroristi si mischiano alle persone comuni e le persone comuni agli attori. Stravolgendo il senso della realtà, Zois ci mostra come il pubblico sia passivo finché l’inganno del “Theatron” funziona, ovvero il luogo in cui si va a vedere (traduzione del termine greco di teatro).

I terroristi mantenendo la calma e continuando la recita fanno i modo che lo spettatore resti confuso da ciò che vede ignorando ciò che viene rappresentato.

Si intrecciano realtà e finzione in una serie di contenitori scenografici: il teatro greco rappresentato in un teatro moderno e ripreso dal cinema.

Seppur il finale prenda per mano la teatralità più conforme di un dramma della classicità che ad un vero e proprio racconto filosofico sul rappresentato e il vero, Zois ci fornisce un grande esempio di come sia labile il confine tra realtà e il punto di vista soggettivo. L’inserimento del tema attuale del terrorismo porta a riflettere sulla mentalità omertose delle società moderne.

 

Valerio Panzolini

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