Ice Cream Man: recensione

Archiviata la cocente esperienza sci-fi di Borderlands, mega produzione milionaria che è risultata essere un flop sia commerciale che artistico, il regista Eli Roth torna sui propri passi di amante del genere horror e porta sui grandi schermi una nuova pellicola dai toni assurdamente splatter, non esente di una certa marcata ironia.


Prendendo come monito principale la figura del gelataio con tanto di furgoncino musicale al suo seguito, il nostro regista realizza quindi il qui presente Ice Cream Man, una pellicola che in un certo senso segue la tradizione di altre opere come il film horror I gusti del terrore di Norman Apstein (a.k.a. Paul Norman) ma da cui prende largamente le distanze, mettendo in scena una trama scritta di proprio pugno assieme a Noah Belson.

La storia si ambienta in un paesino estivo degli Stati Uniti, abitato perlopiù da famiglie con al seguito figli preadolescenti.

Un giorno, all’improvviso, giunge nel luogo un camioncino dei gelati che serve ai suoi piccoli clienti quanto di più dolce ci possa essere per loro conto.

Solo che, una volata assaggiati i prodotti di questo misterioso gelataio (interpretato da Art Millen), gli stessi bambini si sentiranno come ipnotizzati e spinti a commettere i più atroci degli omicidi, il tutto ai danni degli adulti del luogo, che siano i propri genitori o chiunque altro.

L’unico in grado di poter fermare tale delirio sembra essere il piccolo Jared (Charlie Zetler), che a causa della sua intolleranza al lattosio non è riuscito a gustare alcuno dei gelati in questione, ed insieme ad altri conoscenti, come la sorella adolescente Lizzie (Sarah Abbott), cercherà la verità di ciò che sta accadendo alla sua cittadina, preda di una vera e propria sanguinosa apocalisse, dove i bambini stanno massacrando senza sosta chiunque si trovi sul proprio cammino, soprattutto se adulto.

Che Roth sia un regista abbastanza divertito e divertente nella realizzazione dei suoi horror lo si è sempre capito, certo non sempre riesce a realizzare delle opere riuscite a tutto tondo, ma in fin dei conti il suo amore per il genere lo si riscontra sempre e in alcune occasioni anche cercando di approfondire determinati argomenti (la lotta di classe di Hostel, l’ecologismo suicida di Green Inferno, il consumismo sfrenato di Thanksgiving).

Con Ice Cream Man il nostro autore non aggiunge né più né meno a quanto è stato capace di dimostrare fino ad oggi, portando in scena un horror cotto e mangiato che fa della struttura sanguinolenta un suo fondamentale elemento; una pellicola che mischia principi narrativi presenti in opere come Ma come si può uccidere un bambino? e la saga di Grano rosso sangue, dove è un’orda di ragazzini a fare mattanza dei vari sventurati adulti, a reminescenze varie prese dal più truce dei racconti horror anni ’90, più citazioni sottili e mirate che guardano a film come Fantasmi di Don Conscarelli e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento, tanto che uno dei fantasiosi omicidi qua esibiti vengono accompagnati dalla nota soundtrack di Ennio Morricone.

Inoltre tanti effetti sanguinolenti, alcuni dei quali realizzati anche con l’AI (e la cosa ha fatto molto discutere gli amanti del cinema), in modo che il buon Roth possa mostrare senza alcuna pietà il lato malvagio di figure angeliche come quelle dei ragazzini.

E nel mezzo un piccolo sottotesto sociale, che parla di come i bambini siano figure prese poco in considerazione nel contesto di oggi, ammaliati da allucinanti spot pubblicitari e protetti da un moralismo imperante del poco limpido mondo degli adulti.

Certo, non un capolavoro e neanche un’operazione ben ragionata, però non si vive di solo “elevated horror” in fin dei conti, ed in questo caso Roth ce lo ricorda ben bene.

Mirko Lomuscio

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