I fratelli Sisters: recensione

Autore dai fasti artistici ben celebrati, il regista francese Jacques Audiard approda ora sui grandi schermi con una produzione internazionale, trattando per la prima volta nella sua cinematografia un genere come il western; traendo ispirazione da un romanzo del 2011 scritto da Patrick DeWitt, intitolato Arrivano i Sister, ecco quindi che questo I fratelli Sisters prende vita cercando di rispecchiare fotogramma per fotogramma la poetica del creatore de Il profeta e Tutti i battiti del mio cuore, utilizzando per l’occasione una coppia assortita di attori come Joaquin Phoenix e John C. Reilly, entrambi nei panni di due criminali in giro per gli Stati Uniti del 1851.

Loro sono rispettivamente i fratelli Charles e Eli Sisters, un duo di famigerati fuorilegge che attraversa le praterie del proprio paese saccheggiando e uccidendo chi capita a tiro, fino a quando non ricevono un incarico in particolare.

Sembra infatti che il loro intervento è richiesto per la ricerca di un cercatore d’oro di nome John Morris (Jake Gyllenhaal), un uomo ambizioso e scaltro che ha appena fatto una scoperta rivoluzionaria grazie al genio di Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed); ma l’incontro con i Sisters è di lì a venire, tant’è che i due, perennemente a cavallo, intraprendono un lungo viaggio che abbia anche modo di metterli finalmente faccia a faccia, come la vita non aveva mai fatto per loro.

Nella settima arte, di tanto in tanto, è sempre un piacere notare come un artista europeo si ponga di fronte ad un tipo di cinema dai canoni statunitensi, alle prese con budget più elevati e stili visivi che possano fondere l’occhio del regista a riguardo col tradizionalismo della cinematografia a stelle e strisce; grazie a I fratelli Sisters Audiard quindi azzarda ad una rilettura del cinema di frontiera stilizzando innanzitutto un paio di caratteri interessanti, come il Charles di Phoenix (irruento, violento, ubriacone) e l’Eli di Reilly (pacato, pensieroso, profondamente umano), e facendoli interagire in un racconto non privo di senso dell’umorismo e voglioso di sconfinare dai soliti canoni western.

Questo lungometraggio è una piacevole visione che avanza pacatamente e con qualche colpo ben assestato in canna, affidandosi innanzitutto sulla ricostruzione storica qua mostrata e giocando di verismo scenico nei momenti delle sparatorie.

Anche vero che la struttura del film non si basa esclusivamente sulla coppia protagonista del titolo, perché Audiard dedica almeno metà visione pure al tassello riguardante il viaggio intrapreso dai personaggi di Gyllenhaal e di Ahmed, ma gran parte della sufficiente riuscita de I fratelli Sisters è da attribuire al duo Phoenix/Reilly, che tra un battibecco e l’altro riescono a riempire adeguatamente la scena, sollazzando lo spettatore vittima di qualche stucchevole lungaggine di troppo.

Meno ironico delle avventure di Trinità e Bambino targate Terence Hill e Bud Spencer, con le quali il film di Audiard ha qualche assonanza, e meno poetico del western esibito nel leggendario Butch Cassidy, questo I fratelli Sisters è un lungometraggio che rende ben giustizia alla tradizione del cinema di frontiera, mostrando una visione a suo modo originale ma senza però riuscire ad essere all’altezza di un regista che ha saputo brillare con ben altro in passato.

Mirko Lomuscio

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