E non hai visto ancora niente: intervista esclusiva a Emanuela Nava

Emanuela Nava vive a Milano ed è autrice di numerosi libri per ragazzi.

Ha vinto diversi premi, tra cui il Grinzane Cavour Junior. Tra i suoi lavori L’uomo che lucidava le stelle (Piemme), Mamma Nastrino (Piemme), Sognando l’India (Piemme), Il cielo tra le sbarre (Raffaello) e Coccodrilli a colazione (Giunti Junior).

E non hai visto ancora niente è la sua ultima fatica letteraria e narra la storia di Mino, un ragazzo che vive con la nonna e che trascorre l’estate su un ponte (sospeso su un fiume per più di duecento metri), col quale ha una familiarità particolare. Di fatto, Mino vorrebbe essere un funambolo, ma nutre anche il grande desiderio di far divenire quel ponte un luogo magico, il perfetto scenario per un incontro fatale con una ragazza in grado di rapire il suo cuore. 

L’intere narrazione è costruita su passaggi poetici e onirici che trasportano il lettore nel luogo più oscuro e delizioso di Mino: la sua sensibilità. E per saperne di più sul suo mondo interiore, abbiamo intervistato l’autrice ed ecco cosa abbiamo scoperto…

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…

Non tre aggettivi, ma una frase: sempre in cerca, ovunque, anche nel dolore, della bellezza del mondo e del senso delle cose.

Mai senza?

Coraggio.

Cosa le piace leggere?

Saggi, racconti, romanzi che mi capovolgano.

Se dovesse esprimere tre desideri?

Passeggiate nei boschi di giorno e di notte. I miei personaggi che mi tirano per i capelli ogni mattina per farmi alzare e andare a scrivere. Libri sotto i lampioni, luce apollinea e ombra dionisiaca…

La sua vita in un tweet?

Immaginazione continua dell’universo.

Ci parli del suo ultimo romanzo. A chi lo consiglierebbe e perché?

I libri per bambini sono per tutti. Il mio ultimo romanzo E non hai visto ancora niente (ed. Tralerighe) non è per tutti. È solo per adolescenti e adulti. Racconta l’adolescenza che è fatta anche di folle pericolo. Racconta il mistero, l’amore per una ragazza vestita di lustrini. Ma anche l’amore per un lungo ponte sospeso reale e metaforico. E poi racconta un finale che capovolge ogni apparente senso e permette di giungere “dall’altra parte”.

Come nascono i suoi personaggi, vi è un collegamento con la realtà?

Sì, nascono da qualcosa, un avvenimento, un’emozione, una storia, che mi ha lasciato senza fiato. Poi i personaggi iniziano piano piano a tessere insieme a me la loro tela. Un tessuto di storie, una trama da intrecciare, disfare e intrecciare di nuovo fino alla fine.

Le ambientazioni che sceglie provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Sono sia reali, sia proiezioni dell’anima.

Come può riassumere ai suoi lettori il suo romanzo? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

Gli scrittori non desiderano trasmettere messaggi. Ogni lettore, se “capovolto” dalla storia, trova dentro di sé ciò che cercava ma non sapeva di cercare. In “E non hai visto ancora niente” c’è il coraggio, quello che nasce dalla paura e dal cuore, c’è l’amore, c’è soprattutto il desiderio della rinascita.

È già al lavoro su un nuovo libro?

Sì, è un libro ancora per lettori grandi: parla di amore e guerra, di Venere e Marte. È ambientato ai giorni nostri in un luogo non troppo lontano, vicino a un deserto. È una storia che si interroga, oltre la facile retorica della pace, sull’ambivalenza di Ares e Afrodite, appunto. E prende spunto dalle osservazioni di James Hillman nel suo ultimo capolavoro Un terribile amore per la guerra.

 

Silvia Casini

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