E lo chiamano amore: intervista esclusiva a Annamaria Vargiù

Anna Maria Vargiù è nata e vive a Napoli, dove insegna Lingua e Letteratura Francese in un liceo.

Esperta di linguaggio cinetelevisivo e autrice di molteplici lavori per il teatro, dopo le riuscite irruzioni sui territori del racconto breve, con la pubblicazione dei suoi testi in numerose antologie e la sua raccolta “Il colore delle storie”, l’autrice ha compiuto il passo in direzione del romanzo, pubblicando Oltre l’orizzonte nel 2011.

Con Porto Seguro Editore ha pubblicato Il poeta e il pendolo e E lo chiamano amore.

Quelli di E lo chiamano amore sono amori fatti di sopraffazione e violenza, sia fisica che psicologica. Sono turpi, dolci illusioni che si trasformano in incubi. E sono oscuri. Amori che si presentano affascinanti e seducenti e finiscono poi per aggrapparsi alla vittima e succhiarne la linfa vitale. Con questa raccolta, Annamaria Vargiù ci presenta sapientemente la faccia più spietata di un sentimento crudele che usurpa il nome di amore. E che spesso costringe al silenzio le stesse vittime.

Hai carta bianca e tre aggettivi per descriverti…

Ho sempre una certa difficoltà a parlare di me, quindi lascio il campo ai tre aggettivi per descrivermi:

Combattiva, sensibile, tenace

Mai senza…?

Tablet per annotare le mie idee.

Cosa ti piace leggere?

Romanzi scritti bene e saggi non noiosi.

Se dovessi esprimere tre desideri?

La salute e la serenità per la mia famiglia, è banale lo so ma è il desiderio più importante, saper scrivere come Albert Camus ed avere lo stesso successo. Però forse il primo desiderio sarebbe di poter esprimere tutti i desideri che voglio e così frego il genio della lampada!

La tua vita in un tweet?

Ho combattuto e combatto per quello in cui credo, ho amato e amo la mia famiglia il mio meraviglioso lavoro di docente, i miei alunni e tutti gli animali. Non ho dimenticato di essere stata giovane e riesco ancora a sognare

Parlaci del tuo libro. A chi lo consiglieresti e perché?

E lo chiamano amore è una raccolta di racconti che presenta “amori” che si mostrano affascinanti e seducenti e finiscono poi per aggrapparsi alla vittima e succhiarne la linfa vitale. Non sono solo amori di coppia, ma viene analizzato anche l’amore materno, filiale, tra sorelle. Purtroppo questo sentimento è spesso concepito in modo distorto magari anche involontariamente.

Lo consiglierei a tutti coloro che amano leggere perché immodestamente è scritto bene, poi a tutti coloro che amano trovare qualcosa che va oltre il semplice esercizio di stile o libro uguale oggetto di mercato. A coloro che intendono riflettere su cosa intendiamo per amore, è un libro scritto per le donne e gli uomini che amano e che si battono, affinché tutti possano accorgersi che a volte, dietro gesti che possiamo scambiare per affettuosità si nasconde qualcosa di molto pericoloso. Naturalmente lo consiglierei anche ai giovani per invitarli a stare attenti ai segnali di pericolo di cui ho appena parlato.

Come sono nati i personaggi?

I personaggi rispecchiano i tanti tipi umani che popolano la nostra società. Io curo molto il loro carattere e la loro psicologia. Alcuni personaggi però si presentano spontaneamente durante la scrittura e si raccontano da soli man mano che procedo con la storia, lo so che può sembrare una sciocchezza, un vezzo da scrittrice, ma vi assicuro che è vero.

Le ambientazioni scelte provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Le ambientazioni, così come i personaggi, possono nascere dall’osservazione del reale ma sono anche delle proiezioni dei miei sentimenti, aspirazioni e ideali.

Come puoi riassumere ai potenziali lettori il tuo libro? Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere?

Nelle risposte precedenti ho già presentato il tema centrale dei racconti

Il mio, anche se è un libro che presenta diverse situazioni forti, è comunque un libro aperto alla speranza. I vari racconti hanno quasi tutti un finale positivo ma invitano a riflettere, a cogliere i segni di un sentimento distorto, a volte pericoloso. È anche un invito a non chiudersi in se stessi, a non isolarsi ma a saper chiedere aiuto.

Voglio precisare, per i potenziali lettori, che l’ultimo racconto della raccolta è completamente diverso dagli altri perché rappresenta una metafora del sentimento che ho voluto rappresentare cioè, come già detto, un amore che si presenta dolce, meraviglioso, splendido e che poi finisce per attaccarsi al suo oggetto del desiderio e a succhiarne la linfa vitale.

Sei già al lavoro su un nuovo manoscritto?

Sì sto già lavorando a un nuovo romanzo che spero avere il tempo di portare a termine.

Silvia Casini

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