Creatura nuda

Questa One Shot partecipa alla #SummerBingoChallenge, indetta dal gruppo Facebook Hurt/Confort Italia – fanfiction e fanart.

Prompt/ numero 76, nudo, Ladyhawke: la prima volta che Isabeau si trasforma da falco in donna è sconvolta perché senza abiti e senza il suo amato; Imperius le viene in aiuto (anche se l’aiuto da parte sua non è bene accetto).

Spero di aver fatto bene, è la prima volta che scrivo una hurt/comfort. Ho anche il dubbio di non essere stata molto IC coi personaggi, ma ci ho provato.

Buona lettura!

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Dedicato alla memoria di Rutger Hauer (1944 – 2019), l’unico e solo Capitano Navarre…

Never forget you

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In memoria della cantante Valentina Giovagnini (1980-2009), la tua splendida voce mancherà sempre…

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Sogno una città

fiorire intorno a me

e torno libera

spogliata di ogni falsità

E ci sei anche tu

per non mentire più

creatura nuda come me

Nuda

vedresti me con gli occhi miei

(Valentina Giovagnini – Creatura nuda)

Isabeau non aveva ancora ben realizzato cosa fosse capitato effettivamente ad entrambi. Aveva passato le ultime ore, prima dell’alba, a chiamare il suo amato Navarre.

Lo aveva cercato in lungo ed in largo, stretta nell’ampio mantello di lui, senza capire che, in realtà, il bel cavaliere dagli occhi azzurri era proprio ad un passo da lei.

Un lupo, un alquanto docile lupo, dal manto nerissimo e dagli occhi dello stesso colore dell’ex Capitano delle guardie la fissa in attesa, ora quello era l’aspetto del suo amato: Etienne Navarre.

Ella non si era nemmeno resa conto di non esser sola, troppo sconvolta da quelle che erano, a tutti gli effetti, le conseguenze nefaste della maledizione lanciata su di loro, da Sua Grazia, il Vescovo di Aguillon.

Alla fine il sole giunse per Isabeau e con esso piume artigli ed un occhio formidabile, oltre che l’oblio della vita da essere umano, almeno fino al tramonto successivo, così come aveva sancito il patto maledetto.

Fu così che Imperius assistette, per la prima volta, alla trasformazione della bella Isabeau, da donna a falco, e rimase impietrito, sconvolto da tanta bellezza e crudeltà insieme. Non riusciva a distogliere lo sguardo da lei e da quel suo mutarsi continuo e doloroso.

Imperius continuava a ripetere tra sé e sé una preghiera al Signore, come se pregare potesse assolverlo dal peccato che aveva commesso. Era colpevole, lo sapeva, solo lo aveva compreso troppo tardi, e solo nel momento in cui il troppo vino, che aveva in corpo, aveva lasciato spazio alla razionalità ed alla lucida consapevolezza.

Era stato proprio lui, un vecchio e debole ubriacone a scatenare l’ira e la folle gelosia d’amore di Sua Grazia nei confronti di Navarre e Isabeau.

Navarre si ritrovò umano e smarrito, con accanto il bellissimo falco che lanciava piccoli gridolini di tristezza e disperazione, era solo. Aveva fallito nel proteggerla, o forse non aveva saputo amarla abbastanza da non esporla a quel pericolo. Fatto stava che in quel momento, nel cuore del cavaliere, un sentimento pulsava, sovrastando tutti gli altri, persino la paura e lo sgomento: la vendetta.

Il Capitano riusciva a pensare convulsamente solo al modo in cui potersi vendicare di quel folle, quel malato d’amore, quel vescovo figlio del demonio, che aveva distrutto le loro vite e lordato il loro futuro, suo e di Isabeau, tramutando una timida e nascente promessa di felicità, in un tragico destino.

“…Finché il sole sorgerà e tramonteràfinché ci saranno il giorno e la notte… per tutto il tempo che sarà loro concesso di vivere…”

A Navarre risuonarono ancora e ancora, nella mente, le parole di quel dannato che si spacciava per servo del Signore.

“Maledetto…” imprecò, mentre stringeva le redini di Goliath e il bellissimo falco volteggiava sopra la sua testa emettendo strida laceranti.

Navarre avrebbe inseguito Sua Grazia e, giurandolo sulla propria spada, lo avrebbe ucciso prima che potesse rientrare in Aguillon. A Non gli importava delle conseguenze di un simile atto, se avesse dovuto bruciare tra le fiamme dell’inferno, come il più vile degli assassini, allora avrebbe trascinato Sua Grazia, il Vescovo, con sé.

Strinse il guanto sull’elsa della propria spada e partì al galoppo, non curandosi del mulo e del carro del vecchio Imperius, poco distante dal sentiero battuto.

Quel vecchio monaco ubriaco avrebbe pagato anche lui i propri peccati, ne era sicuro, ma adesso la priorità di Navarre era di affrontare Sua Grazia prima dell’imbrunire, non aveva più molto tempo.

La temuta notte, la seconda dopo l’avverarsi della maledizione, la prima della sua semivita arrivò, e Isabeau si ritrovò nuda e sola.

“Navarre? Goliath?” Chiamava ripetutamente lei.

La fanciulla sembrava fuori di sé, sconvolta e spaventata a tal punto da non riuscire a smettere di tremare.

“Navarre vuole tornare ad Aguillon per uccidere Sua Grazia…” disse una voce, emergendo dal buio di quella notte fredda e ostile.

“Imperius… che cosa volete? Che cosa ci fate qui?” Domandò  la fanciulla cercando di coprire le proprie nudità.

Il vecchio Monaco non la guardava, anche se non era sicuro di esser così saldo da non cadere in tentazione. Quella donna era pur sempre la contessa D’Anjou, la bellissima dama di Aguillon colui di cui tutti erano innamorati, fin dal primo istante che mise piede in Aguillon, eppure solo Navarre era riuscito a conquistarla, ma gli altri non avevano smesso di trovarla la più bella creatura che fosse mai esistita sulla faccia della terra…

“Se ti stai chiedendo perché Navarre non mi ha ucciso per avervi tradito è perché è troppo accecato dall’odio verso sua Grazia e io… io vorrei solo implorare il suo e il tuo perdono…” disse contrito Imperius alla bella dama.

“Voi ci avete tradito? Siete stato voi?” Chiese Isabeau, che si rese conto solo in quel momento da quale bocca il vescovo fosse venuto a conoscenza dell’amore segreto che legava lei al Capitano delle guardie.

Lui lo sa?” Insistette lei, con voce decisa, seppur con sguardo spaventato.

Il vecchio non le rispose, gli bastò abbassare lo sguardo per farle capire che sì, Navarre sapeva, e che lui, Imperius, avrebbe dato qualsiasi cosa per poter tornare indietro e non commettere quella leggerezza di confessare ogni cosa al suo superiore.

“Lascia che ti aiuti, Isabeau…” disse Imperius avvicinandosi a lei, sempre tenendo lo sguardo basso per non posare i suoi occhi da peccatore su quella meravigliosa creatura nuda, che era Isabeau.

“Non abbiamo bisogno del vostro aiuto Padre, avete fatto già abbastanza, non credete?” Rispose la donna, strappando nervosamente dalle mani del vecchio Monaco il mantello color porpora che egli le stava porgendo.

La nota cinica nella voce di Isabeau non le si addiceva per niente, ma Imperius si disse che doveva essere ancora troppo sconvolta e turbata, nonché adirata, per potersi fidare di lui: un vecchio ubriacone che invece di proteggerli li aveva gettati in pasto ad un demonio ammantato di bianco e oro.

“Voglio solo portati al sicuro verso Gabrosch. Là troverai qualcuno che possa ospitarti. Non è bene che una donna vaghi da sola la notte…” cercò di tranquillizzarla Imperius, ma Isabeau scattò in piedi come fosse stata morsa da un qualche insetto.

“Io non sono sola, Imperius” rispose con sguardo di ghiaccio Isabeau, mentre un ululato basso e lacerante riempiva l’aria circostante.

Il lupo dal manto nero non era lontano…

Navarre non era lontano…

Sempre insieme, eternamente divisi… così ha proferito Sua Grazia, lo rammentate Padre?” Gli disse Isabeau, sempre più fredda e scostante, mentre con il mantello di Navarre cercava inutilmente di coprirsi le gambe e le caviglie scoperte.

“Isabeau… io voglio solo proteggerti, credimi” disse Imperius cercando di sfiorarle una spalla.

Che il signore mi perdoni… pensò Imperius, mentre un pensiero tutt’altro che lucido e casto gli attraversò la mente.

“Avreste dovuto pensarci prima” lo ammutolì Isabeau schivando quel suo tocco, dirigendosi malferma sulle gambe verso il carro non lontano da lì.

Isabeau detestava Imperius, si era fidata di quel prete, lo credeva un vecchio amico, come lo era stato di suo zio, il conte D’Anjou, morto nelle crociate, che iddio l’abbia in gloria, ella lo credeva fidato ed innocuo.

Invece li aveva traditi, nella maniera peggiore possibile, e ora se ne stava lì, con finta afflizione dipinta sul viso, mentre la fissava con una certa lussuria malcelata negli occhi.

“Accetterò il vostro aiuto, Imperius, solo perché non ho altra scelta, ma ad una condizione: dopo che mi avrete lasciato al sicuro entro le mura di Gabrosh, non voglio più che le nostre strade si incrocino, né la mia, né quella di Navarre… Non voglio più sentire parlare di voi”

“Come desideri Isabeau… sappi che, senza nessun aiuto esterno, non vi sarà facile per voi, sfuggire alle ire di Sua Grazia… Da uomo e donna a metà siete vulnerabili… io potrei…” cercò di farla ragionare Imperius, ma Isabeau lo bloccò, impedendogli di finire quel pensiero e gli lanciò uno sguardo deciso, che non ammetteva repliche, in realtà, Isabeau desiderava solamente allontanarsi da quel luogo tetro e ostile e poter rimare sola con se stessa per poter piangere tutte le lacrime del suo amore perduto per sempre…

“Navarre saprà come fare e, se dovessimo fallire, almeno saremo insieme…” rispose Isabeau cercando di convincere prima di tutto sé stessa con quelle parole.

La fanciulla si sistemò sul carro e si chiuse il pesante mantello tutto intorno, aggiungendoci una coperta che aveva portato Imperius, per proteggersi dal freddo e da occhi indiscreti.

Imperius strinse le redini di Abraham e, con uno schioccò sonoro,  che riverberò in tutto il bosco, fece muovere lo scricchiolante carretto.

“Spero che un giorno tu e Navarre riuscirete a perdonarmi…” disse Imperius quasi in sussurro, facendo scivolare senza alcuna malizia la propria mano su quella di Isabeau che ella teneva in grembo.

“Solo il tempo lo dirà… il tempo e Nostro Signore, tutto è in mano sua ora…” rispose Isabeau ritraendo la mano e facendo vagare lo sguardo ai filari di alberi che costeggiavano l’accidentato sentiero che portava a Gabrosh. La luna che filtrava qua e là timida e flebile, faceva sembrare tutto più nero e cupo.

Isabeau si voltò di lato, appena in tempo per scorgere il luccichio di uno sguardo chiaro, una sagoma scura e veloce sui loro passi, zampe possenti, calda pelliccia, passi felpati e sicuri.

Espirò sollevata, Navarre li stava seguendo, Isabeau non avrebbe mai potuto neanche immaginare di restare sola senza di lui, nemmeno un istante di più, non importava in quale forma lui le fosse accanto, lupo o uomo, lo avrebbe amato, e protetto comunque, fino alla fine dei suoi giorni.

Samanta Crespi

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