Reduce dalla presentazione al Festival del Cinema di Venezia 2026, dove era in concorso, ed ora titolo prescelto per rappresentare l’Italia ai premi Oscar 2027, esce nelle sale l’ultimo film di Paolo Strippoli, regista facente parte di una recente realtà del nostro cinema di genere che, con una certa ottica personale, cerca di farsi strada in un panorama cinematografico volto a guardare sia ad un pubblico morigerato che a quello amante degli spaventi ragionati appartenenti al thriller/horror.

E dopo aver nuovamente mostrato le sue doti visionarie nel recentissimo La valle dei sorrisi, datato 2025, il quale si accoda ai precedenti A classic horror story e Piove, ecco che Strippoli torna a farsi vivo con il qui presente L’estranea, una storia di orrori ideologici che si annidano tra le ambizioni e le speranze di una comune famiglia italiana, composta da madre, padre, una figlia ed un figlio.
Partiti da Roma con un’esistenza votata alla realizzazione di determinati sogni, Anna (Jasmine Trinca) e Walter (Adriano Giannini) vivono ora a Bari in una lussuosissima villa, insieme ai propri figli Alice (Romana Maggiora Vergano) e Tobia (Andrea Genovese), tutti insieme allegramente nella speranza che qualche obiettivo ambizioso possa sempre farsi vivo nella loro esistenza.

Ma per permettere ciò Anna, ogni qualvolta che si presenta una forte complicazione tra la sua felicità e quella dei propri cari, si rivolge ad un’entità sconosciuta, un’estranea (Valeria Bruni Tedeschi) atta ad esaudire le sue volontà ma in cambio di un’altra cosa, come la vita di qualche innocente.
A lungo andare tali servigi mostreranno ad Anna la vera faccia dell’idillio famigliare che la circonda, esibendo un conto molto salato da pagare sulla sua oscura strada.
Regista capace di annidare dei semi di puro linguaggio di genere tra gli ingranaggi di un cinema italiano meramente nostrano, Strippoli con L’estranea dimostra per l’ennesima volta però quello che oramai si è consolidato da qualche tempo nel suo personale percorso artistico, ovvero un occhio dedito a raccontare determinate trame di tensione con trovate visive originali, ma una poca accuratezza sulla scrittura dei suoi copioni, qua steso in tandem assieme a tale Salvatore de Chirico.

Difatti L’estranea, se guadagna qualcosa in messa in scena e utilizzo di una fotografia degna di nota (a cura del fido Cristiano Di Nicola di Piove e La valle dei sorrisi), come anche nella presenza di determinati interpreti quali sono una calibrata Trinca ed una Bruni Tedeschi a suo modo autoironica, seppur in parte nei minimi termini per il suo emblematico personaggio, quello che però si va a perdere appartiene ad un poco approfondimento della storia e di come la stessa si conclude, senza dare ulteriori lumi su dettagli importanti del racconto (chi o cosa è il personaggio dell’ “estranea” in questione?) e sul rapporto tra questi famigliari legati da una profonda crisi esistenziale.
Si parla di amore mal concepito e non ricambiato, di ricerca del successo a tutti i costi e della realizzazione di se stessi sulla pelle degli altri ne L’estranea, ma tutti questi argomenti trovano un accenno tra le righe della sua fitta trama senza però essere approfonditi degnamente, accompagnati comunque da una regia solida che si lascia ben vedere per come riesce a raggirare determinati problemi sempre attuali di una recente cinematografia italiana, pigra di tecnologie moderne (effetti speciali CGI, qua ben gestiti) e di messe in scena degne di un panorama più internazionale.

Questo Strippoli l’ha ben capito da un po’ di tempo, poco ma sicuro, senza però finora compiere il decisivo passo di realizzare un’opera totalmente degna di tali premesse.
Lo attendiamo al varco per le prossime occasioni.
Mirko Lomuscio