Abbandonando le mega produzioni del dittico Godzilla vs Kong e Godzilla e Kong – Il nuovo impero, il regista Adam Wingard, autore che viene da un certo cinema di genere underground, tenta di ritornare su quei suoi passi seminali per poter realizzare un prodotto che appaghi appieno la sua natura di artista indipendente.

L’opera in questione è Onslaught – Assalto finale, una sorta di fusione tra I nuovi eroi di Roland Emmerich e Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter, cercando di sviscerare una pura visione di genere ricca di azione e qualche accenno di cinema splatter.

La storia prende avvio da un importante e segreto esperimento militare, atto a ricreare il soldato perfetto da mandare nelle missioni più pericolose; gestito dal famigerato dottore tedesco Hans Klammer (Dan Stevens), tale esperimento vede tre soggetti morti in azioni militari essere rianimati in vere e proprie macchine da guerra, immortali ad ogni colpo e senza alcun rimorso emotivo che possa ostacolarli.
Ma durante un’esercitazione qualcosa va storto e i tre immortali supersoldati riescono a fuggire dal laboratorio, non senza lasciare una lunga scia di sangue alle loro spalle.

Ben presto arriveranno in un trailer park, dove vive l’ex marine Celeste (Adria Arjona), madre di una bambina di nome Daisy (Blake Kennedy) e intenzionata a proteggere quello che le è più caro, anche di fronte a una minaccia come un trio di spietati assassini ritornati dalla morte.
Smosso da una pura voglia di omaggiare il cinema di genere che gli è più caro, come quello del citato Carpenter oppure quello appartenente ad un’ottica est europea, il regista Wingard con Onsalught – Assalto finale porta sugli schermi un qualcosa che ben si avvicina a questo obiettivo, mettendo tra le righe della sua assurda trama, scritta da Wingard stesso assieme al fido Simon Barrett (You’re next, The guest, Blair witch), puri sprazzi di follia creativa e un accenno di sano antimilitarismo, seppur in fin dei conti non risulta ben calibrato a livello formale.
Difatti ciò che maggiormente si pecca in Onsalught – Assalto finale è l’utilizzo di una regia fin troppo compiaciuta, vittima di un certo narcisismo di maniera gestito dall’irrefrenabile Wingard, che infarcisce la sua pellicola di musiche synth e di personaggi abbozzati nel minimo indispensabile (lo stesso dottor Klammer di Stevens, la signora Klammer di Rebecca Hall, la protagonista Arjona e i comprimari, tra cui il Reginald VelJohnson di Die hard – Trappola di cristallo); certo, non che nel cinema exploitation tali elementi siano una pecca, ma Onslaught – Assalto finale, essendo una produzione di un certo livello, avrebbe meritato maggior cura a riguardo, in modo che come omaggio alla serie B avrebbe funzionato come a suo tempo funzionò, artisticamente, l’operazione grindhouse del duo Robert Rodriguez/Quentin Tarantino.

Comunque sia per gli amanti del genere horror, mischiato a qualche accenno di action spettacolare, Onslaught – Assalto finale rimane una visione consigliata, i cui difetti comunque fanno ben parte di una tradizione che il cinema a basso budget ha sempre portato con sé; anche se l’opera di Wingard proprio di film a bassissimo costo non si tratta.
Mirko Lomuscio