1922: recensione

Film targato Netflix uscito nel 2017, 1922 è ispirato all’omonimo racconto di Stephen King nella raccolta Notte buia, niente stelle. Una storia dove il rimorso assume caratteristiche paranormali. Tema comune nei libri di King, dove il fantastico e l’orrido non sono nient’altro che metafore dei demoni interiori.

Un contadino del Nebraska, Wilfred, dopo aver ucciso la moglie con la complicità di suo figlio per motivi riguardanti l’eredità ed il divorzio, inizia a essere perseguitato da quel gesto, dal senso di colpa, e da ratti che sembrano non volerlo lasciare in pace.

La trama è un chiaro riferimento a racconti  lovecraftiani come Ratti nei muri, già citato nella storia Jerusalem Lot.

Nella storia i topi squittiscono, mordono, lacerano carni. Sono la manifestazione sovrannaturale del senso di colpa di Wilfred per l’omicidio commesso e le disgrazie che hanno seguito tale gesto.

Il nostro protagonista non è una persona priva di sentimenti, ma un uomo troppo ancorato alle tradizioni.

Lo scontro di idee tra Wilfred e sua moglie Ariette è la lotta continua tra novità e passato: lei vorrebbe emigrare in città, lui vorrebbe vivere in campagna.

Come il film ci insegna, ci sono sempre scelte, ma Wilfred ha deciso quella più facile, invece di cercare un compromesso.

Il personaggio rivela anche una natura calcolatrice, manipolando i sentimenti di disagio di suo figlio per portarlo dalla sua parte, salvo poi pentirsene quando sarà troppo tardi.

D’altro canto anche la moglie non è esente da colpe, in quanto si rivela una donna capricciosa, sfacciata ed a tratti autoritaria (il fatto che non permetta al figlio di decidere,  stabilendo che lui dovrà vivere con lei in città). Nonostante ciò, la sua morte si rivela ingiusta, in quanto tutta la situazione si poteva evitare se entrambi i genitori avessero trovato un comune accordo, mettendo da parte il proprio orgoglio.

Henry “Hank” è forse, ironicamente, la vittima vera della storia: un quattordicenne, in mezzo ad una disputa tra i genitori, senza reale possibilità di scelta. La sua natura insicura e le sue prima turbe adolescenziali lo renderanno facilmente manipolabile dal padre, che lo renderà suo complice. Henry deciderà in seguito di staccarsi dalla casa nativa nel modo più drastico, andando in contro a un triste destino.

Il film può essere letto in chiave sia paranormale che realistica: tutti i fenomeni che vediamo possono essere frutto della follia di Wilfred come il potere del fantasma di Ariette.

Unica pecca: la scusa della mucca. Sembra troppo assurda.

 

In conclusione, 1922 è un film dalle atmosfere pesanti e cupe, proprio per sottolineare il clima chiuso e claustrofobico di quella piccola famiglia campagnola, ma anche l’ansia derivata dai sensi di colpa e dalla lenta discesa nella follia e disperazione dei personaggi. Un buon horror psicologico per gli amanti del genere.

 

Debora Parisi

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