Whistle – Il richiamo della morte: recensione

Oggetti malefici e gli effetti del loro utilizzo, il cinema horror ci ha sempre saputo raccontare storie legate ad alcuni di questi infernali gingilli, sempre caduti nelle mani di determinati incauti personaggi, destinati a fine ben peggiore della sola morte.

Si accoda a questa tradizione il qui presente Whistle – Il richiamo della morte, pellicola diretta dal Corin Hardy di The nun – La vocazione del male, la cui trama ruota attorno ad un misterioso manufatto antico, un fischietto azteco che se suonato potrebbe sortire effetti a dir poco maledetti.

Tale oggetto ricade nelle mani di Chrys Willet (Dafne Keen), la quale, assieme ad un gruppo di compagni di liceo, ascoltando il fischio emanato dallo strumento misterioso ben presto si renderà conto di essere nel mezzo di una vera e propria condanna, voluta da chissà quale diabolica presenza millenaria racchiusa in quello sconosciuto oggetto millenario.

Man mano ognuno di loro andrà incontro a condanna certa e per Chrys la ricerca di una soluzione a tutto questo è la priorità più assoluta, anche perché la morte potrebbe farsi viva in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.
Horror di facile presa, dalla struttura molto semplice e dai numerosi spunti derivativi, Whistle – Il richiamo della morte in fin dei conti, nonostante si presenti nel modo più elementare possibile, si fa apprezzare per la sua sincerità d’animo di fondo.

Il regista Hardy, certamente non una garanzia in questo genere, uniforma la sua pellicola con determinate trovate, gestendo una struttura memore della saga cominciata con Nightmare – Dal profondo della notte e lasciando sì che questa scelta elevi la qualità media della trama in qualcosa di più gradito.


Da qui possiamo ben dire che la visione è di molto accettabile, perché Whistle – Il richiamo della morte mescola vecchio e nuovo cinema horror, mostrando una immancabile struttura slasher fatta di body count creativi (corpi bruciati, altri martoriati o addirittura sminuzzati), nel pieno stile Final destination, alternati poi con i rapporti emotivi dei suoi problematici emarginati protagonisti (sessualità non dichiarate, vittime di bullismo, alcolismo).

Senso del raccapriccio e momenti splatter non mancano, come anche quel filo narrativo che parla della morte e dei suoi effetti con una certa serietà, nonostante l’assurda trama che sta alla base, Whistle –Il richiamo della morte è un prodotto che ha comunque una sua dignità, non un capolavoro nel suo genere, ma almeno si mantiene tra cinema appassionato e visione spensierata, annidando nella sua riuscita un metodo di raccontare legato alla cara e vecchia maniera anni ottanta, senza tralasciare argomenti sentiti dei nostri tempi moderni (il passato tossicodipendente della Chrys di una brava Keen e il rapporto con la sua amica Ellie, interpretata da Sophie Nélisse).

Fa parte del cast la presenza del Nick Frost di L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz, cui spetta il breve ruolo del professor Craven; un ovvio omaggio al regno di Freddy Kruger e al suo compianto creatore, che ancora oggi lascia lezioni di buon cinema horror da seguire.


Lezioni che il qui presente Whistle – Il richiamo della morte osserva con molta precisione, regalandoci un prodotto ben vedibile e che non si prende troppo sul serio, senza autocompiacimenti in ritmi troppo lunghi ed interpretazioni di ogni sorta fuori luogo.

Mirko Lomuscio