A tre anni dall’acclamato Barbarian, il regista Zach Cregger si presenta ora sui grandi schermi con una nuova opera horror che tenta di consolidare la sua narrativa, tentando innanzitutto un approccio corale per una storia che prende inizio da un misterioso avvenimento accaduto in una piccola cittadina americana.

Prodotto ed interpretato da Josh Brolin, il qui presente Weapons narra quindi la vicenda di una piccola periferia degli Stati Uniti, dove, in una notte, misteriosamente spariscono diciassette bambini della scuola di zona, tutti alunni della medesima classe; classe dove solo un alunno è rimasto, il piccolo Alex Lilly (Cary Christopher).
Da questa faccenda si snoderanno quindi le storie e i punti di vista di diversi personaggi, tutti coinvolti a loro modo in questo tragico avvenimento, ognuno di loro inconsapevole della realtà che si cela dietro questa sparizione; dall’insegnante Justine Gandy (Julie Garner) al papà di uno dei bambini, Archer Graff (Brolin), fino al poliziotto Paul (Alden Ehrenreich) e al preside Andrew (Benedict Wong), ognuno dei quali porterà con sé un pezzo di verità su ciò che è avvenuto ai diciassette piccoli alunni scomparsi.

E con una scelta narrativa che decide di passare di personaggio in personaggio, allungando quindi la visione con più punti di vista che si alternano tra l’interessante e il meno approfondito, Cregger tramite Weapons mette in scena un’opera a dir poco singolare, pregna di pregi e di difetti.
La pecca principale è innanzitutto questa ambiziosa voglia di utilizzare una narrativa ad incastro, divisa in capitoli a seconda del personaggio coinvolto, un espediente che allunga la visione inutilmente fino farla giungere ad oltre due ore di durata, questo nonostante la semplicità finale dell’intera vicenda.
Certo Cregger è uno che sa il fatto suo, costruisce dei siparietti interessanti e, per lo più, sembra incentrare la propria attenzione esclusivamente sui suoi personaggi e l’iter esistenziale che si portano dietro, quasi a utilizzare come mero espediente la vicenda principale dei bambini scomparsi.

A conti fatti non mancano sprazzi di vero horror in Weapons, scene raccapriccianti se ne possono trovare come anche momenti inquietanti, tra cui un paio di jump scare ingombranti, il tutto corredato da atmosfere che richiamano al cinema di Wes Craven e alla letteratura di Stephen King, acchiappando poi un po’ qua e un po’ là da tutto l’indicibile del new horror americano (It follows, Jordan Peele, Oz Perkins); insomma un’opera che dire ambiziosa è dire poco, risultando però in fin dei conti tronfia in questo suo modo di agire.
Aiutano alla parte riuscita del tutto le performance degli attori coinvolti, dalla Garner a Brolin fino ad una ritrovata Amy Madigan, cui spetta un misterioso ruolo chiave dell’intero lungometraggio.

Un appuntamento immancabile per chi è in cerca di un tipo di spettacolo horror che non proprio fonde la propria natura su tale genere, ma sviscera anche verso altri punti di vista lontani da quest’ottica, più consoni ad un cinema drammatico che all’orrore vero e proprio, Weapons è un qualcosa che sarebbe anche potuto andare oltre la media ed invece rimane sull’accettabile, questo perché a volte la semplicità narrativa è la più pratica delle soluzioni per un vero film horror.
Mirko Lomuscio