L’astro nascente della nuova Hollywood, la giovane attrice Sydney Sweeney, torna nelle sale con un’opera che possa metterla alla prova con un’ulteriore storia che non possa rilegarla nel solo genere commedia, dopo aver affrontato opere come l’horror Immaculate – La prescelta e il tarantiniano C’era un volta a…Hollywood.

Stavolta la vediamo protagonista al soldo del regista Paul Feig, esperto in commedie come Le amiche della sposa e il Ghostbusters al femminile targato 2016, nonché autore di sottili pellicole dai generi miscelati come il recente dittico thriller familiare di Un piccolo favore.
Tratto dall’omonimo libro del 2022 scritto da Freida McFadden, questo Una di famiglia è la storia della giovane Millie (Sweeney), una ragazza dal passato turbolento che è alla costante ricerca di un lavoro.

Lo trova come badante di una ricca casa di famiglia, abitata dall’intraprendente Nina (Amanda Seyfried) e suo marito Andrew (Brandon Sklenar), più la loro figlia Cecilia (Indiana Elle); qua Millie dovrà occuparsi delle faccende quotidiane e prendersi cura della bambina, alloggiando in una camera sita bella soffitta della enorme abitazione.
Col tempo Millie però apprende che qualcosa, tra quelle felici mura casalinghe, non va per il verso giusto e soprattutto Nina, con il suo carattere instabile, mostrerà più di qualche reazione irrazionale ogni giorno che la nuova giovane badante passa in quella casata.

Pellicola che nasce sotto una chiave di lettura semplice e ben recepibile ad occhio nudo, Una di famiglia è un film che con i suoi pregi e difetti riesce ad uniformare une visione che può dirsi decente, grazie a quel suo modo di poter giocare bene le carte del fattore sorpresa e dei risvolti ideologici del caso.
Risvolti che ovviamente guardano al ruolo della donna nel giorno d’oggi e che il buon Feig, qua in una delle sue esperienze registiche più felici, non intende giocarseli in modo alquanto prevedibile, anzi, riesce a costruire una narrazione a più strati capace di non rendere per niente scontato l’argomento cardine della sua opera, ovvero l’odierno scontro tra sessi.
La Sweeney e la Seyfried si spalleggiano in questo thriller con fare doveroso, mentre il comparto maschile, che comprende il belloccio Sklenar, vede anche la partecipazione del nostro Michele Morrone, cui spettano i brevi, e misteriosi, panni del giardiniere italiano Enzo, lasciando magari una piccola nota stonata in questo Una di famiglia, ma senza sfigurare totalmente il resto dell’opera.

Insomma, a conti fatti il film di Feig è una visione consigliata, capace di rendersi originale nello svolgimento e nello sviluppo dei suoi eventi, senza sconfinare in un ridicolo involontario che avrebbe potuto scemare l’aspetto vittimistico delle donne di oggi.
Anzi, tale argomento viene ben reso e uniformato, lasciando sì che anche la storia thriller riesca ad intrattenere lo spettatore e tenerlo sulle spine, fino all’inaspettato, o almeno ben sviluppato, epilogo della pellicola.
Mirko Lomuscio