In tempi recenti, guardando ad un certo panorama cinematografico underground, soprattutto nel genere horror, abbiamo assistito ad una particolare rilettura di determinate favole facenti parti del nostro immaginario infantile; basti pensare al dittico dedicato ad un Winnie the Pooh assassino per la regia Rhys Frake-Waterfield o all’allucinante Peter Pan – Incubo nell’isola che non c’è di Scott Chambers, come anche al recentissimo Bambi: la vendetta di Dan Allen, tutte pellicole che, con fare dissacratorio, ribaltano punti di vista e logiche che erano alla base dei loro scritti originari, sostituendo alle lacrime versate litri di sangue a suon di omicidi efferati.

Nonostante di horror vero e proprio non si stia parlando, arriva ora dalla Norvegia un’ulteriore pellicola che intende ribaltare i concetti che stanno alla base di una nota favola, ovvero Cenerentola dei fratelli Grimm, e lo fa utilizzando però un certo gusto orrorifico nel profondo, mascherato da un’estetica da film in costume vero e proprio.

Realizzato dall’esordiente Emilie Blichfeldt, The ugly stepsister è quindi l’altra faccia di questa famosa fiaba, vissuta dal punto di vista di una delle sorellastre della nota eroina, la diciottenne Elvira (Lea Myren), la cui madre Rebekka (Ane Dahl Torp), donna ormai sul lastrico, si innamora di un nobile uomo di nome Otto (Ralph Carlsson).
Rebekka, Elvira e la sorella di quest’ultima, Alma (Flo Fagerli), vanno a vivere di conseguenza nella magione di lui, dove risiede assieme alla bellissima figlia Agnes (Thea Sofie Loch Næss); ma ben presto Otto stesso morirà, lasciando quindi le donne a convivere assieme.

In tale contesto Elvira trascorre quindi i momenti della sua crescita, votati a dover rendere se stessa bellissima, anche a suon di tortuosi ritocchi estetici, e indirizzata a voler conquistare a tutti i costi il principe del regno di Swedlandia, Julian (Isac Calmorth), il tutto rimanendo fedele al suo personale ottimismo nonostante determinate sventurate conseguenze del caso.
Come la sua rivalità con la bella sorellastra Agnes, ora rinominata Cenerentola perché ridotta a serva della casa di famiglia.
Utilizzando una sottile vena umoristica che riesce a risuonare in questo sgradevole racconto fatto di sesso e sangue, The ugly stepsister è un film che vive di grande ispirazione e senso del citazionismo, miscelando nella sua folle resa una serie di sguardi e autori cari ad un cinema anni ’70 e 2000 (si va dalla Sofia Coppola di Maria Antonietta, per via dell’utilizzo di musiche moderne in un contesto in costume, ad un’estetica e narrativa che guarda al cinema di Jess Franco, Jean Rollin e Walerian Borowczyk), atti a sviluppare una regia che denuncia profondamente quell’ideologia, purtroppo, sempreverde dove la bellezza estetica è elemento cardine di inclusività e che la protagonista Elvira, interpretata dalla bravissima Myren, infonde come proprio principio esistenziale, nonostante nel profondo sia un’ingenua persona di cuore.

La cosa notevole della regista e sceneggiatrice Blichfeldt è che nel suo The ugly stepsister nessun personaggio vive di degna morale, anzi sono quasi tutti sgradevoli, con l’eccezione forse della sorella Alma, una voce fuori dal coro che si rende testimone di tanto declino umano, ed il che trasforma questa pellicola fatta di sesso esplicito (nudità femminili e maschili ce ne sono, non in abbondanza ma estremi quando si fanno vedere) e di parentesi splatter come attuale valido portavoce di un messaggio indirizzato sull’accettazione di se stessi, al pari di altri suoi consimili come il recente The substance di Coralie Fargeat.
Mirko Lomuscio