Nuova pelle per l’eroe dei fumetti più famoso del mondo, nato dalla mente e l’arte di Jerry Siegel e Joe Shuster nel lontano 1933, ora riportato nei cinema in una ulteriore rilettura fortemente voluta da DC Universe, affidata niente poco di meno che a quel James Gunn fautore del successo Marvel composto dal trittico Guardiani della Galassia, nonché regista dell’opera restyling Suicide squad – Missione suicida già per conto della DC stessa.

Quindi, archiviata l’esperienza firmata da Zack Snyder, con Henry Cavill nei panni del kryptoniano per eccellenza, e lasciando ai posteri il ricordo di opere passate come la pellicola prototipo del 1978 firmata Richard Donner più i suoi sequel (di cui va annoverato il numero due di Richard Lester), tutti interpretati dal compianto Christopher Reeve, e quella reboot del 2006 a cura di Bryan Singer, con Brandon Routh protagonista, questo Superman datato 2025 si presenta come una nuova variante narrativa dell’universo cinematografico di questo iconico supereroe, a quanto pare mai abbastanza lodato su grande schermo (nonostante il fascino dei primi due film ‘70/’80) e in questa occasione alla ricerca di un qualcosa che possa elevarlo a tale gloria cinematografica.
Nei panni del personaggio principale troviamo David Corenswet, le cui prime immagini lo vedono allo stremo da una recente battaglia avuta contro degli automi super avanzati, guidati dal malvagio Lex Luthor (Nicholas Hoult); a salvarlo è il suo cane Krypto, un super segugio mantellato che lo trascina nel proprio rifugio polare.

Dopo essersi ripreso Superman decide di tornare a lottare contro il male e le ingiustizie del mondo, innanzitutto vestendo ancora i panni del reporter Clark Kent, sua nemesi umana che gli serve per camuffarsi, e spalleggiando professionalmente e sentimentalmente la bella collega Lois Lane (Rachel Brosnahan), l’unica che è a conoscenza della sua vera identità.
Ben presto un piano diabolico di Luthor metterà però Superman alle strette, mostrandolo agli occhi di tutti sotto un’ottica diversa e mettendolo in discussione quale eroe e salvatore del mondo; mondo che nel frattempo sta vivendo il dramma di un conflitto sanguinario come quello architettato dal paese chiamato Bovaria, comandato dal leader politico Vasil Ghurkos (Zlatko Buric).

Di questo Superman c’è subito da chiarire una cosa; dato il materiale importante e serioso, come anche quei dovuti riferimenti alla venuta del Salvatore presenti nel prototipo fumettistico, affidarsi ad un occhio altamente ironico come quello di Gunn non è stata una vera e propria scelta giusta, perché, come tutti sappiamo, lo stesso regista non è un autore capace di rimanere su dei binari totalmente seri, qualsiasi argomento egli tratti, e non per nulla parliamo di un personaggio che si è fatto le ossa in gioventù con la mitica casa di produzione trash Troma.
Ecco, da queste premesse è difficile credere che la creatura di Shuster e Siegel venga trattata alla pari di un personaggio da prendere sul serio, ed infatti il Superman di Gunn eccelle in leggerezza, trasformando il protagonista in una sagoma che non brilla certamente per intelligenza, a volte anche abbastanza bambinesco in determinati atteggiamenti, e cospargendolo di elementi che non fanno altro che alzare il livello umoristico del caso (la “Justice Gang” con Lanterna Verde/Nathan Fillion e Mr. Terrific/Edi Gathegi), in primis la presenza del cane Krypto, il quale viene sì direttamente dai fumetti ma avrebbe meritato più accortezza negli sviluppi.
Inoltre si alterna alla leggerezza del tutto un velo di serietà con quella trama parallela che parla di conflitti nella Bovaria (ogni riferimento a Russia e Ucraina non è del tutto casuale, sguardo che si può anche estendere alla situazione di Israele), ma senza che il prodotto finale risulti al di sopra della media.

Anzi, questo Superman è un titolo deludente, la cui estetica proto televisiva si allinea ai prodotti odierni del DCU (ritroviamo Frank Grillo nei panni di Rick Flag jr. ed anche una comparsata di John Cena in quelli di Peacemaker, Suicide squad docet, ma soprattutto per collegarsi a serie tv come quella con protagonista Cena stesso).
Sinceramente da Gunn non ci aspettavamo un passo falso del genere, sperando però che nel suo futuro ci siano progetti più consoni al suo sguardo (e chiedersi perché non si sia dedicato ad un remake di The toxic avenger piuttosto che a “l’uomo d’acciaio” è pur lecito).
Mirko Lomuscio