Jon Favrou, attore versatile e prolifico sceneggiatore e regista, torna ancora una volta dietro alla macchina da presa, per dirigere Star Wars: The Mandalorian and Grogu.
Il cineasta statunitense, è noto per essere l’architetto del Marvel Cinematic Universe, avendo girato i primi due Iron Man, per aver rilanciato i classici Disney in live action come Il Re Leone, e per aver creato proprio la serie TV The Mandalorian, legata all’universo di Star Wars.
L’impero è caduto, e alcuni tra i signori della guerra imperiali, sono ancora sparsi per la galassia.
La nascente Nuova Repubblica, per difendere i valori dell’Alleanza Ribelle, arruola il leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin, che ha le fattezze di Pedro Pascal, insieme al suo giovane apprendista Grogu.
Le citazioni sparse in Star Wars The Mandalorian and Grogu sono veramente tante, e rievocano film come 1997: fuga da New York di John Carpenter, I Goonies di Richard Donner fino al capolavoro di Sam Raimi L’armata delle Tenebre.
L’amore per il cinema degli anni 80 è evidente e si riflette anche nell’uso di modelli in animatronic, nel complesso dunque spiccano gli effetti speciali vecchia scuola, piuttosto che l’impiego oramai quasi oltraggioso della CGI.
Fulgido esempio ne è Baby Yoda, e alcune altre marionette realizzate più o meno con la stessa tecnica.
A stuzzicare il palato degli amanti del cinema fantascientifico d’antan, nel cast c’è anche Sigourney Weaver, per tutti l’indimenticabile Ripley in Alien di Ridley Scott.

Il film di Jon Favrou, che ne firma anche la sceneggiatura , insieme a Dave Filoni e Noah Kloor, non ha nello script il suo punto di forza. Il plot è abbastanza lineare, con al centro un complotto molto vasto , che inizia con il rapimento di Rotta The Hutt, il figlio di Jabba, ad opera di una fazione criminale rivale.
Nel lungometraggio del cineasta statunitense vi è molta azione, e le sequenze di combattimento sono mozzafiato e spettacolari, sopratutto quelle riguardanti le battaglie in volo che hanno per protagonisti gli iconici X-Wing.
Da non sottovalutare anche il confronto tra il mandaloriano e un serpente gigante , che cercherà di stritolarlo con le sue spire , per poi divorarlo.
Curioso anche il doppiaggio in cammeo di Martin Scorsese, che presta la voce ad un venditore di Kebab con quattro braccia, a completare l’effetto sorpresa di Star Wars: The Mandalorian and Grogu. E intrattiene, strizzando l’occhio al cinema di genere old school, con l’intento di conquistare gli spettatori di un tempo lontano, e quelli più giovani, grazie ad un impianto scenografico di grande impatto visivo, che culmina con l’uso sapiente e spettacolare degli effetti speciali.
Tra tutti, i meno convinti forse potrebbero essere i puristi della saga , poiché si è privilegiata l’azione alla peculiarità che da sempre appartiene a Star Wars, grazie al suo celeberrimo approccio filosofico. Ove al centro di tutto infatti in modo più spiccato c’è “La Forza”, un’energia metafisica che unisce tutti gli esseri viventi,ed esprime la dualità, ovvero l’eterno conflitto tra la Luce e il Lato Oscuro, che rappresenta le scelte interiori dell’individuo.
A vantaggio di Star Wars: The Mandalorian and Grogu però, contemporaneamente c’è il fatto che non bisogna per forza conoscere l’immenso universo della saga, che spazia anche in serie tv animate, in cui appare il cacciatore di taglie Embo, che ritroviamo anche nel film di Jon Favreau, per goderne appieno la resa.
Fabrizio Battisti