Direttamente da una piccola realtà indipendente dell’attuale cinema horror americano, arriva nelle nostre sale un titolo che ha riscosso un proprio personale successo, un’operazione crowfunding ritenuta la più remunerativa nel proprio campo, raccogliendo circa un milione e mezzo di dollari per il budget di produzione.

Diretto dall’esordiente Chris Stuckmann, personaggio che si è ritagliato un proprio personale successo come recensore youtuber, e con produttore esecutivo il Mike Flanagan di Doctor Sleep, Shelby Oaks – Il covo del male è quindi un’opera che già di per sé ha raggiunto un personale obiettivo vincente, riuscendo in seguito a totalizzare tale gloria con il consenso ottenuto ai botteghini (finora ha incassato circa cinque milioni di dollari).
Incrocio tra un mockumentary e un’opera di fiction, l’opera è la storia della reporter d’assalto Riley (Sara Dunn), la quale, assieme ad un gruppo di amici e collaboratori, nel fermento iniziale di YouTube, ha dato vita ad un primo canale dedicato interamente a luoghi maledetti e leggende spaventose intorno agli Stati Uniti.

Quando la ragazza intraprenderà l’avventura sconcertante di Shelby Oaks, località fantasma di una zona rurale americana, scoprirà profonde verità legate al proprio passato; verità che al giorno d’oggi coinvolgeranno anche sua sorella, Mia (Camille Sullivan), la quale, senza darsi pace, indagherà personalmente su cosa sia successo a Shelby Oaks quella fatidica notte, quando Riley sparì del tutto nel nulla.
Con una narrazione che apre le danze come un qualsiasi mockumentary, con immagini e dichiarazioni ricostruite ad hoc per generare una determinata atmosfera, il film di Stuckmann è la classica pellicola che rientra nella tradizione horror rilanciata con successo nel 1999 da The Blair witch project (nonché nata però nel 1980 con Cannibal holocaust di Ruggero Deodato), con tutti i (pochi) pregi e (molti) difetti del caso.

Infatti Shelby Oaks – Il covo del male, oltre ad essere un’interessante opera indipendente nata con un risibile budget, altre qualità non riesce proprio a mostrarle, data la sua natura prevedibile e ormai stanca fatta di trame a base di richiami demoniaci e jump scare abbastanza telefonati, per non parlare dell’epilogo poco sviluppato e prevedibile.
Nel lavoro di Stuckmann si può anche riscontrare un certo amore per la materia horror, grazie al coinvolgimento di facce cult come il Keith David de La cosa e Essi vivono, e non si può neanche rimpiangere quella sua scelta di far passare il proprio lungometraggio dal mockumentary al film di fiction vero e proprio, solo che a visione conclusa poco rimane di questo Shelby Oaks – Il covo del male, un’ennesima pellicola che gioca molto sulla suscettibilità dello spettatore più sensibile senza però incidere sulla credibilità scenica del tutto, ma anzi, infierisce sull’approssimazione narrativa affidandosi ad una trama trita e ritrita.

Di buono c’è che il ritmo risulta anche incalzante, ma la finalità è così prevedibile e vuota che nulla rimane di questo film, se non l’idea certa di aver assistito ad un’opera che, come è successo altre volte, ha creato un certo richiamo grazie alla propria capacità di falsare meramente argomenti esoterici e satanici.
Ma poco e nulla c’è di riuscito sotto il fronte cinematografico.
Mirko Lomuscio