Archiviata l’esperienza marveliana di Doctor Strange nel multiverso della follia, il regista Sam Raimi, in evidente voglia di ritornare sui passi di qualche progetto più piccolo, decide di mettere mano ad una commedia nera dai tratti particolari, una trama che lo riporti a quell’ispirazione che ha dato vita a piccoli gioielli come Drag me to hell e Soldi sporchi, per non contare ai primi fasti horror che lo portarono alla realizzazione di capolavori come la serie de La casa e Darkman.

Affidandosi ad uno script steso dal duo Damian Shannon e Mark Swift (autori di Freddy vs. Jason e del reboot di Venerdì 13), il buon Raimi porta quindi sui grandi schermi questo Send help, un film che parla di sopravvivenza nell’epoca moderna, in tutti i sensi possibili.
Utilizzando per protagonisti una sfatta Rachel McAdams e un odioso Dylan O’Brien, il film è la storia dell’impiegata Linda (McAdams), una donna che con una certa filosofia di vita affronta la propria professione e i colleghi che la scostano continuamente; perché Linda infatti è una ragazza sì ottimista, ma sempre maltrattata e mai esposta a meritevoli promozioni, nonostante siano sette anni che lavora duramente nella sua azienda.

La cosa prende poi una piega alquanto peggiore quando viene promosso a presidente il giovane rampante Bradley Preston (O’Brien), il quale eredità la sua posizione dal defunto padre; lui non vede di buon occhio Linda, ma per darle una possibilità decide di portarla in un viaggio d’affari.
Solo che l’aereo in cui volano subisce un’avaria e costringe entrambi a ritrovarsi da soli su un’isola deserta.
Esperta in sopravvivenza, Linda ben presto prende la situazione in mano, facendo capire a Bradley chi comanda e iniziando così uno scontro emotivo che li porterà verso inaspettate situazioni.
Pellicola che risulta essere un incrocio di un paio di titoli come Travolti dal destino nell’azzurro mare di agosto e Misery non deve morire, Send help ci restituisce alla grande un Raimi ben ispirato, lasciando sì che la sua ironia graffiante prenda il sopravvento di minuto in minuto, alla base di una lotta di classe particolare, atta ad analizzare alla perfezione i caratteri degli essere umani di oggi.

La pellicola parte subito alla grande, con una descrizione del mondo del lavoro di Linda esposto in tutta la sua mascolinità tossica, ma anche nel servilismo più degradante da parte di un certo regno femminile (da notare la collega poco incline a fraternizzare e che flirta con i grandi capi), il tutto per mostrare come Raimi sia totalitario nella sua denuncia, esponendo un mondo moderno che fa del successo, meritevole o no, l’unico triste metro di giudizio per comprendere una qualsiasi persona.
Da queste premesse parte quindi la vicenda descritta di Send help, un survival movie che mette in uno spazio ben definito una straordinaria McAdams e un bravo O’Brien l’uno contro l’altra, giusto per dimostrare come oggi, peggio di una volta, le persone siano poco inclini a rispettare i propri ruoli, tra abusi di potere e scontri verbali, confidenze inaspettate e scatti di ira, elementi che servono a descrivere la pochezza esistenziale di determinate realtà odierne.

E nel mezzo il grande Raimi, il cui occhio da grande regista si spinge nello sbizzarrirsi in uno humour nero più estremo, tra spunti horror e un alto senso dell’ironia che punta a far ragionare; ci sono momenti sanguinolenti come anche altri che guardano al caro cinema di genere del regista de La casa, Send help è un gradito ritorno di questo noto autore al cospetto di un prodotto più nelle sue corde, lontano da compromessi supereroistici e grandi blockbuster, più vicino all’ottica di un artista che risulta sempre essere uno dei più grandi registi di questi ultimi quarant’anni.
Ben tornato Sam.
Mirko Lomuscio