Se solo potessi ti prenderei a calci: recensione

La donna e i suoi innumerevoli ruoli nel mondo odierno; madre, moglie, lavoratrice, tutti argomenti che ormai nel regno del cinema tendono a svilupparsi col corso del tempo e che oggi, con questo film di Mary Bronstein (qua alla sua opera seconda), trovano un’ulteriore conferma a riguardo, venendo analizzati apertamente in una sorta di parabola umana e personale che mette nel mezzo una protagonista femminile portata alle strette.

Interpretata da una superba Rose Byrne, Se solo potessi ti prenderei a calci è quindi la storia della psicoterapeuta Linda, la quale si trova ad avere a che fare quotidianamente con i problemi di salute della figlia e di ciò che la sua turbolenta esistenza ne consegue.

Dopo che un incidente domestico la vede costretta a trasferirsi in un motel insieme alla piccola bambina, giorno dopo giorno, mentre attende il ritorno del marito assente per questioni di lavoro, Linda va incontro a tutto quello che la sua vita ha da mostrargli; da colleghi di lavoro poco propensi alla comprensività (Conan O’Brien) ad una cliente alla deriva di nome Caroline (Danielle Macdonald), disposta anche ad abbandonare il proprio neonato figlio nello studio di Linda stessa.

Tutte vicende che metteranno a dura prova quest’ultima o che, contemporaneamente, ne scaturiranno il lato più forte di lei, sempre sul punto di abbandonare ogni ragionevolezza o addirittura l’amore per sua petulante figlia, la cui condizioni fisiche sono sempre critiche perché tenute stabili da determinate cure mediche.

Opera immersiva che porta lo spettatore in un contesto a dir poco assordante, se non insostenibile, Se solo potessi ti prenderei a calci è un film che la buona Bronstein costruisce su misura per descrivere come, nella psiche di un personaggio altamente stressato, è possibile affrontare anche la più assurda delle difficoltà, nonostante l’assoluta mancanza di speranza è tangibile dal primo momento.

Tutte premesse che uniformano degnamente questo racconto psicoanalitico, diretto con mano sicura e onnipresente da una Bronstein ben ispirata, atta ad affidarsi a continui campi stretti e all’utilizzo di un sonoro assordante a volte, il cui compito è quello di descrivere alla perfezione l’esistenza insopportabile dell’apparentemente fragile Linda.

E c’è da dire che tale gestazione registica porta i suoi frutti, dato che la visione di Se solo potessi ti prenderei a calci risulta essere veramente assordante e priva di libero intrattenimento, soffocante per certi versi e che affoga lo spettatore nel delirio della sua protagonista, resa alla grande da una Byrne onnipresente, sul cui affranto volto perennemente in primo piano, ricco di espressioni significative, si basa la riuscita del film della Bronstein, tanto da regalarle un Orso d’argento come miglior attrice al Festival di Berlino, un Golden Globes per l’interpretazione in commedia e musical più infine una meritata nomination agli Academy Awards.

A fare compagnia alla Byrne la partecipazione di volti secondari come quelli dei citati O’Brien e Macdonald, più A$AP Rocky e Christian Slater.

Certo, c’è però da ammettere che la “soffocante” scelta registica scelta per questo film ha i suoi pro e i suoi contro, a volte forse risulta troppo ammiccante per ciò che descrive e, a conti fatti, tirata un po’ troppo per le lunghe nelle sue quasi due ore di durata, ma sta di fatto che Se solo potessi ti prenderei a calci è un appuntamento da non mancare per chi è amante delle grandi interpretazioni, e quella della Byrne è tutta da ammirare.

Mirko Lomuscio