Archiviata l’esperienza newyorchese del capitolo sei, la saga di Scream continua la sua lunga strada verso il successo portando in scena un ulteriore capitolo, riprendendo per protagonista la Sidney Prescott di Neve Campbell che nel precedente film è stata totalmente accantonata, ma più per questioni di cachet che per scelte artistiche vere e proprie.

Quindi, lasciando in disparte i registi dei capitoli cinque e sei Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin, i quali qua tornano nelle sole vesti di produttori esecutivi, con Scream 7 il timone di regia passa direttamente a colui che, nel 1996, diede vita a questa mitica serie grazie al grande compianto Wes Craven, ovvero lo sceneggiatore Kevin Williamson, qua alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa dopo aver diretto nel 1999 il dimenticabile Killing Mrs. Tingle.

Non più abitante di Woodsboro, Sidney (Campbell) ora vive in un’altra cittadina con il suo nuovo compagno Mark (Joel McHale) e la figlia Tatum (Isabel May), dove svolge un’esistenza tranquilla e atta a lasciarsi dietro le spalle i massacri a cui è sopravvissuta nel corso degli anni.
Ma anche in questo contesto qualcuno ha intenzione di ossessionarla, rimarcando il massacro di Woodsboro avvenuto trant’anni fa e agendo con ferocia sotto le vesti del temuto Ghostface, l’assassino mascherato che armato di coltello ucciderà chiunque sia vicino a Sidney.
Ed ora che quest’ultima è anche madre di una ragazza adolescente, presa di mira dall’assissino stesso, per l’eroica donna è arrivato il momento di agire nuovamente, magari avendo al proprio fianco l’aiuto di una vecchia amica come Gale Weathers (Courteney Cox).

Senza cedere neanche di un solo istante, la saga di Scream continua imperterrita nella sua personale voglia di ricreare quel proprio senso di thriller mischiato all’horror, cercando di rinfrescare un po’ i fasti e dare vita ad una nuova macchina della tensione all’altezza della situazione, almeno rispettando sempre i canoni di quell’inarrivabile prototipo datato ’96 che il buon Craven ci regalò a suo tempo.
E il coinvolgimento di Williamson nella regia, anche co-sceneggiatore assieme a Guy Busick su soggetto di quest’ultimo assieme a James Vendrbilt, faceva ben sperare per questo Scream 7, dato che parliamo dell’uomo che ha creato la saga di sana pianta, magari conoscendo bene ogni tipico risvolto di cui necessitava questa serie dopo tutto questo tempo (nonostante i precedenti capitoli cinque e sei proprio malvagi non erano); e diciamo con tutta franchezza che questo suo intervento alla fine ben si vede, grazie ad una costruzione narrativa vecchia scuola che, magari, alle nuove generazioni potrà anche annoiare, ma che in fin dei conti ha quelle reminescenze carpenteriane nella struttura che nella saga Scream si amalgamano bene, alternate a citazioni d’obbligo per i vari giochetti cinematografici del caso (si va da Halloween – La notte delle streghe a Il giorno di San Valentino).
Forse qualche cenno di stanchezza la si nota in fase di scrittura che, nonostante alzi il tiro rimettendo in gioco personaggi creduti morti nei capitoli precedenti (e che non nominiamo per non rovinare la sorpresa), mostra qualche dubbio verso l’inaspettato epilogo, ma nonostante tutto è essenziale per il modo in cui affronta determinati argomenti contemporanei, come l’utilizzo delle tecnologie moderne e il ruolo della donne nella società di oggi, rappresentate tra l’altro in Scream 7 da una sempre più combattiva Sidney della calibrata Campbell.

Un po’ più sacrificata invece la presenza della Cox, che torna giusto per far parte di questa serie come sempre è stato, qua accompagnata (gratuitamente) dai rodati Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding dei film di Bettinelli-Olpin e Gylett.
Non un sequel perfetto Scream 7,quello è da dire, ma lo si lascia vedere per quel suo modo di riportare una tipica regia classica in contesti moderni che ormai fagocitano questa società e, soprattutto, l’immaginario horror degli ultimi anni.
Mirko Lomuscio