Return to Silent Hill: recensione

Continua la saga cinevideoludica di Silent Hill, noto videogame survival horror creato dalla Konami nel 1999 e già trasposto su grande schermo nel 2006, per mano del regista francese Christophe Gans, e da Michale J Bassett nel 2012 in una versione 3D.


Oggi, 2026, è sempre il succitato Gans a riportarci in quell’oscuro mondo, fatto di creature pericolose e atmosfere da incubo, e grazie a Return to Silent Hill lo spettatore, che sia fan o no del prototipo da console game, potrà quindi riprovare quelle medesime emozioni che questa gioco-saga ci ha sempre regalato di mistero in mistero.

Prendendo direttamente spunto dal videogame Silent Hill 2, la pellicola parla del giovane James Sunderland (Jeremy Irvine), il quale vive nel ricordo dell’amata Mary Crane (Hannah Emily Anderson), sua fidanzata, conosciuta nei pressi di una misteriosa cittadina ai piedi di Toluca Lake e che ora è sparita, senza lasciare alcuna traccia.

Il ragazzo decide di tornare nella città natale di lei, la misteriosa Silent Hill, e di scoprire cosa sia accaduto in verità, andando a caccia di ricordi che legano passato e presente in modo alquanto sconcertante, tra atmosfere plumbee e creature di un altro mondo, decise ad uccidere chiunque si aggiri tra le strade di quella cittadina maledetta.

Il buon Gans, dopo averci regalato con il suo primo Silent Hill una delle trasposizioni da videogame più fedeli a livello di atmosfere, ci riprova nuovamente, tentando stavolta un approccio più totalitario per questo tipo di operazione, e lo fa prendendo completamente le distanze dalle due pellicole precedenti; quindi dire che Return to Silent Hill sia una versione cinematografica fedele al noto gioco è dire poco, dato che l’opera in questione ripropone alla lettera sia estetica che contenuti del materiale d’origine, costruendo una struttura che lascia poco spazio all’immaginazione.

Sulle prime un’operazione del genere potrebbe risultare alquanto limitante e prevedibile, magari fruibile giusto per i fan duri e puri del videogame, ma in verità Return to Silent Hill, proprio perché fedele alla lettera di quel regno da incubo fatto su pixel, merita una sua fetta di rispetto, regalando a chiunque quelle sensazioni uniche, appartenenti allo sconcertante universo di Silent Hill.

Certo, la struttura e l’andamento narrativo si aggrappano totalmente su ciò che è stato già detto dal noto survival horror, ma proprio per questo il lavoro di Gans va lodato per fedeltà d’animo e poca voglia di portarla fuori altri schemi, rimanendo in una trama molto familiare agli appassionati e alquanto intrigante per chi questo universo non l’ha mai conosciuto.

Atmosfere ed estetica rispettano fedelmente il materiale alla base, ed all’appello potrete trovare ricostruite alla perfezioni le malefiche creature di quel regno plumbeo, dalle pericolose Lying figure al temuto Pyramid head, come anche determinate situazioni cardine del game stesso, utilizzando un Irvine che sta al “gioco” come primo attore, regalando un volto umano al James eroe afflitto del succitato Silent Hill 2.

Un’operazione come Return to Silent Hill potrebbe risultare pigra per come riesce a ricostruire a livello cinematografico tutto il dicibile del videogame, ma classificarlo come tale sarebbe una grossa ingiustizia, perché Gans qua, nuovamente, ci regala un’opera altamente fedele appartenente al regno dei cineVgame.

Mirko Lomuscio