Passenger: recensione

Regista di origini nordeuropee, oramai nome di garanzia per un certo cinema horror, André Øvredal dopo averci regalato pellicole come Trollhunter, Autopsy; Scary stories to tell in the dark e Demeter – Il risveglio di Dracula, torna ora nei cinema con un nuovo appuntamento con il terrore, prendendo come ambientazione il mondo delle strade, infinite e ammantate dall’oscurità quando ci si trova nel mezzo della notte.

Con Passenger infatti assistiamo ad una storia che prende inizio sull’asfalto delle highway americane, dove vive da tempo un’entità misteriosa che ossessiona e uccide gli incauti viaggiatori della notte, a cui questa maledizione toccherà nel caso si fermino nel mezzo della strada.

Tra questi vi sono i giovani Tyler (Jacob Scipio) e Maddie (Lou Llobell), in continuo movimento con il loro van e intenzionati a voler vivere la propria esistenza tra le lunghe autostrade del paese, via dalla monotonia delle esistenze comuni.

Solo che durante uno di questi tragitti entreranno in contatto con qualcosa di misterioso, un’entità malvagia che ha già fatto vittime lungo il suo cammino e che vede nella coppia altre due potenziali pedine per la sua sete di sangue.

Piccolo horror di facile presa, Passenger è un prodotto di poco conto che ha i suoi pro e i suoi contro, rimanendo su un livello medio che sinceramente non fa la differenza, sfoggiando piccoli pregi e grandi difetti ma con la premessa di rimanere semplice in tutto e per tutto.

Di buono c’è innanzitutto la regia di Øvredal, il cui apporto è sempre notevole nel dosare la tensione e la gestione degli jump scares, riuscendo a ricreare un’atmosfera degna di essere vista, punto forte dell’intera visione, e soppiantando almeno una prima parte a suo modo noiosa e priva di alcuni guizzi narrativi.

 

E qui entrano in gioco i difetti, che stanno tutti nella scrittura degli sceneggiatori T.W. Burgess e Zachary Donohue, la quale non mostra chissà quali doti creative e crea una serie di situazioni, sì facilone, ma veramente poco sviluppate per ciò che viene narrato, per non parlare dello stesso plot più volte sfruttato da altre pellicole, con alte e basse qualità artistiche; si citano in tal caso Dead end di Jean-Baptsite Andrea e Fabrice Canepa oppure uno degli episodi di Creepshow 2 di Michael Gornick, quello intitolato L’autostoppista, senza contare che la natura orrorifica del “passenger” di Øvredal ricorda il Night flyer di Stephen King, portato al cinema nel 1997 da Mark Pavia.

Inoltre questo film conta poi gran parte della sua resa sulle performance dei giovani Scipio e Llobell, i quali ce la mettono anche tutta, cui si aggiunge la partecipazione di una Melissa Leo assestata come personaggio gratuito, cui spetta lo spiegone di ciò che sta succedendo ai due incauti viaggiatori.

 

Insomma, con Passenger si assiste ad un horror veramente di poco conto, che avrebbe potuto dare di più se avesse sfruttato sulla carta tutto il culto dei vai segnali autostradali rilasciati dagli automobilisti (elemento che nel film trova una sua interessante collocazione) e che invece intende abbondare in salti sulla poltrona, ben coadiuvati dal bravo Øvredal, ma che comunque poco possono per sollevare il prodotto finale dalla resa quasi sufficiente dell’intera opera.

Mirko Lomuscio