Obsession: recensione

Archiviata da poco l’esperienza cinematografica de La mummia di Lee Cronin, la Blumhouse di Jason Blum (Black phone, Insidious, Five nights at Freddy’s) torna ora in sala con una nuova pellicola di tensione, incentrata su una storia d’amore raccontata in modo abbastanza particolare.


Infatti Obsession, realizzato dall’esordiente Curry Barker con meno di un milione di dollari, è un lungometraggio che annida tutto il proprio senso di esistere sull’appoggio di un particolare sense of humour, nero e graffiante quanto basta, ma dosato a dosi inaspettate per la sua particolare trama al di là del verosimile.

La storia è quella del giovane Bear (Michael Johnston), commesso di un negozio di articoli musicali innamorato della propria collega Nikki (Inde Navarrette), una ragazza che ha fatto breccia nel suo cuore e per la quale farebbe di tutto e di più.

 

Riuscito a rimediare un’uscita a quattro con gli altri due colleghi e fidanzati Ian (Cooper Tomlinson) e Sarah (Megan Lawless), Bear fa da accompagno a Nikki giocandosi il tutto e per tutto per sapere se anche lei sia interessata ad una storia; ma lo sbaglio che il ragazzo commette è quello di esprimere un desiderio e che, una volta avveratosi, lo risucchierà in un incubo ad occhi aperti.

Da questo momenti difatti Nikki dimostra di avere un interesse maniacale per lui, soffocando l’esistenza del ragazzo fino a portarlo all’esasperazione, arrivando addirittura a conseguenze che si riveleranno ben peggiori di quanto previsto.

Pellicola di tensione che fa dell’elemento disturbante un suo punto di forza, Obsession è un qualcosa che viene osservato e vissuto come un’esperienza dagli esiti inimmaginabili, grazie ad una sapiente regia del buon Barker che porta lo spettatore nel mezzo di un racconto pregno di malsano senso narrativo, con annessa descrizione di giovani personaggi ricchi di sfaccettature prive di un vero equilibrio emotivo.

E’ una visione che merita di essere provata quella di Obsession, perché lo stesso film non lesina in parentesi malsane come anche di momenti splatter, con un’atmosfera a suo modo “misera” ma parecchio funzionale al tipo di racconto; un racconto che con una certa intelligenza parla di sentimenti maniacali e di possessività, il tutto grazie alle buone performance dei due protagonisti Johnston e Navarette, i quali per l’intera durata riempiono la scena con validi duetti esasperanti.

Fanno il resto l’utilizzo di un assordante sonoro, che aiuta all’economia spaventosa del prodotto finale, e una scrittura che mostra un contesto alienante, e alienato, memore di operazioni come Talk to me dei fratelli Philippou o Burying the ex di Joe Dante, con annesse atmosfere e forme di linguaggio che ricordano un certo cinema underground anni ’80 militato da nomi del calibro di Gorman Bechard (soprattutto il suo cult trash Psychos in love).

Con Obsession ci si avventura in una visione spaventosa alquanto intelligente, ammirevole per la gestione del poco budget a disposizione, che come anticipato si aggira a poco meno di un milione di dollari, e per come derivi da un cinema di genere, tra black comedy e horror puro, che riesce a fare anche un punto su cosa significhi amare, o essere amati veramente, in questi dispersi e cinici tempi moderni.

Mirko Lomuscio