Mortal kombat 2: recensione

Nonostante l’uscita nel periodo pandemico, in un 2021 in cui le opere cinematografiche non avevano altro modo di uscire per lo più in streaming, la nuova trasposizione filmica del videogame Mortal kombat, creato nel 1992 da Ed Boon e JohnTobias, riuscì comunque a ritagliarsi una fetta di successo, riuscendo ad aprire le porte per un eventuale sequel che oggi, 2026, vede la luce uscendo per le sale di tutto il mondo.

Riunendo lo stesso team produttivo del primo capitolo, comprendente tra l’altro il James Wan regista di svariate pellicole horror e non (Saw – L’enigmista, Fast & furious 7, Aquaman), e riconfermando nuovamente dietro la macchina da presa l’allora esordiente Simon McQouid, Mortal kombat 2 ci riporta nuovamente praticamente dove eravamo rimasti, sulla scia di una nuova battaglia tra le forze del bene e quelle del male, che dovranno affrontarsi in una sanguinosa serie di combattimenti.

Troviamo da una parte i difensori della pace, guidati dal mistico Raiden (Tadanobu Asano) con al suo fianco i valorosi Liu Kang (Ludi Lin), Sonya Blade (Jessica McNamee), Jax (Mehcad Brooks) e la new entry Johnny Cage (Karl Urban), ovvero una star dei film d’azione che andava alla grande negli anni ’90, e dall’altra invece le forze oscure, alla cui testa c’è il temuto Shao Kahn (Martyn Ford) con al seguito guerrieri del calibro di Kano (Josh Lawson) e della principessa Kitana (Adeline Rudolph).

Un gruppo di valorosi paladini sui cui combattimenti sanguinosi dipenderà il destino dell’intero universo, come anche l’inizio di una temuta apocalisse, sul cui sfondo si faranno vivi anche le tecniche combattive di altri forti guerrieri come Baraka (CJ Bloomfield) più i ritrovati Sub-Zero (Joe Taslim) e Scorpion (Hiroyuki Sanada).

Di certo, se si vuole trasporre un’opera tratta da un noto videogame, soprattutto di quelli incentrati su combattimenti a mani nude e tecniche fantasiose (tra cui va ricordato il noto Street fighter), la cosa primaria è inventarsi un plot canovaccio che possa sfruttare appieno quelle caratteristiche che hanno portato al successo il videogioco in questione; nel caso di Mortal kombat anche lo stesso Paul WS Anderson ci era arrivato, creando per il suo discutibile lungometraggio datato 1995 una trama leggera che poteva riunire comunque tutto il dicibile di questo universo.

Tale premessa il qui presente McQuoid con il suo Mortal kombat 2 sembra proprio non essere presa in considerazione, mostrandosi al vasto pubblico in tutta la sua gratuita narrativa, che porta il film tra una scena e l’altra senza alcuna logica ritmica o filo conduttore da seguire, il cui unico interesse è ricostruire determinati combattimenti sanguinosi del noto game (con annesse fatality ben esposte) e non curarsi affatto della costruzione emotiva del caso.

Purtroppo questo Mortal kombat 2 è da ritenere una vera e propria operazione malriuscita, che accatasta personaggi icona di questa saga game e utilizza determinati volti con fare altamente gratuito, tant’è che anche lo stesso Johnny Cage di Urban risulta essere poco essenziale al complesso dell’operazione, il tutto nonostante le premesse benevole del primo capitolo.

Troviamo ovviamente botte da orbi e CGI a profusione, atti a ricreare l’universo Mortal kombat come si deve, ma c’è anche un montaggio sconclusionato che non trova modo di assemblare degnamente il materiale visivo e anche l’apparizione capolino di sagome note del videogioco (il ridicolo Baraka, l’inessenziale ritorno di Sub-Zero e Scorpion) ridotte a poco e nulla, tutti vittime di un inutile script, steso da Jeremy Slater, che riduce a mero pretesto questo sequel atteso ma per niente sviluppato, insensato e a dir poco gratuito in tutto e per tutto.

Mirko Lomuscio