Il futuro e le sue nuove innovazioni, che al giorno d’oggi risultano tutte racchiuse in due uniche parole: Intelligenza Artificiale.

Un programma senziente, comunque creato da menti umane, che come possiamo ormai notare è capace di ricostruire determinate realtà olografiche, facendole risultare vere e proprie testimonianze visive su cui fare affidamento; ovviamente tutto ciò si sta rivelando materiale d’interesse anche per Hollywood che, nonostante abbia già anticipato il pericolo di egemonia della tecnologia sull’uomo in svariate pellicole (Terminator di James Cameron su tutti), tuttora incentiva tale argomento con nuove trame fantascientifiche.

Ad accrescere tale analisi ci pensa ora il nuovo Mercy: sotto accusa, diretto dal regista russo Timur Bekmambetov, autore de I guardiani della notte e di Wanted – Scegli il tuo destino, ed interpretato da Chris Pratt e Rebecca Ferguson; l’opera parla di un ipotetico sistema giudiziario futuristico in cui ormai i processi sono svolti da tecnologie AI, le quali, tramite prove video e tracciati sistemi tecnologici, riescono a definire una condanna in almeno novanta minuti.
Tutto inizia quando un noto detective (Pratt) si ritrova quindi accusato dell’omicidio di sua moglie; bloccato su una poltrona in una stanza giudiziaria, l’uomo è di fronte al programma senziente chiamato giudice Maddox (Ferguson), analizzando di filo e per segno ciò che in realtà è avvenuto, tentando di provare la propria innocenza tramite video determinanti o dettagli nascosti.
E dovrà provare il tutto entro novanta minuti, altrimenti la condanna prevista per lui sarà la morte; inoltre la ricerca della verità mostrerà al detective stesso determinate realtà di cui non era a conoscenza.

Serrato thriller futuristico ambientato in un singolo ambiente, ma con svariati intermezzi inseriti in numerose location, Mercy: sotto accusa adotta un linguaggio che guarda al futuro come ormai il buon Bekmambetov è solito utilizzare nelle sue produzioni (il dittico horror Unfriended, oppure quello composto dai thriller Searching e Missing), ovvero narrare la storia e la vicenda descritta tramite immagini riprodotte da qualsiasi apparecchio tecnologico, che sia una videocamera di sorveglianza o un semplice smartphone.
Un espediente che fa in modo di utilizzare poche location all’apparenza e che uniforma un’inverosimile storia futuristica con qualcosa di più concreto, come il concetto di ricostruzione olografica che oramai ci circonda oggigiorno; l’idea risulta vincente per poter descrivere un degno prodotto adrenalinico, raccontato con una determinante cadenza ritmica e l’intelligente utilizzo di tecnologie moderne cinematografiche, atte a delineare alla perfezione le finalità d’intrattenimento di Mercy: sotto accusa.

Certo lo script di Marco van Belle (autore di Arthur & Merlin) si ingarbuglia in determinati momenti, ricostruendo un forzato epilogo dai risvolti apocalittici, ma in fin dei conti il film di Bekmambetov si lascia ben vedere, prendendo per la gola lo spettatore nei suoi veloci cento minuti di durata e trovando in Pratt e Ferguson due facce ben coinvolte in questa ulteriore causa cinematografica, la quale apre le porte ad un’ennesima ipotesi futuristica che ci attende, come processi e condanne decisi da un’Intelligenza Artificiale.
Mirko Lomuscio