L’ultima missione – Project Hail Mary: recensione

Il duo registico formato da Philip Anderson Lord e Christopher Robert Miller, premiati con l’Oscar nelle vesti di produttori per  Spiderman – Un nuovo universo, come miglior film d’animazione nel 2022, tornano dietro alla macchina da presa per  dirigere il film di fantascienza L’ultima missione – Project Hail Mary . Il lungometraggio è basato sull’omonimo romanzo di Andy Weir, autore anche di The Martian , il cui adattamento cinematografico ha visto Ridley Scott al timone di regia.

 

L’insegnante di scienze Ryland Grace, ovvero Ryan Gosling , si risveglia improvvisamente su un’astronave, lontano da casa anni luce.

È ormai un uomo dalla lunga barba e dai foltissimi capelli biondi, si muove spaesato nei meandri della navicella spaziale, non avendo memoria su chi sia, ne di come sia arrivato lì.

Con il riaffiorare dei ricordi, riesce lentamente a far luce sullo scopo della sua

missione : risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole.

Il professor Ryland, dovrà fare affidamento sulle sue competenze scientifiche , e sulla propria e peculiare capacità di pensare fuori dagli schemi, per salvare il pianeta Terra dall’estinzione.

Nello spazio infinito però vanno considerate anche variabili sconosciute, come l’arrivo di un inaspettato amico extraterrestre, che non lo lascerà solo in questa impresa.

The Fall Guy

Per Ryan Gosling non si tratta della prima volta nello spazio, si ricorda infatti il film First Man – Il primo uomo di Damien Chazelle.

Lo stile invece di Andy Weir è inconfondibile, e mette al centro anche in questa vicenda come in The Martian , il fattore scientifico, anche se in L’ultima missione – Project Hail Mary , l’approccio è più leggero, strizzando l’occhio ad un registro narrativo che tracima nel favolistico.

Lord e Miller , vantano al loro attivo pellicole esilaranti e disimpegnate come 21 Jump Street  il suo sequel 22 Jump Street , e The Lego Movie , dimostrando quindi anche in questa avventura di trovarsi a proprio agio con un orientamento più ironico.

Il film si svolge quasi interamente a bordo della nave spaziale, ricostruita in studio in modo molto realistico, e per certi versi in alcuni momenti molto spiritosi, rievoca suggestioni con Dark Star , il bizzarro esordio del maestro del cinema horror John Carpenter, divenuto nel tempo un vero e proprio cult movie.

Alla sceneggiatura c’era Dan O’Bannon, colui che avrebbe firmato lo script di Alien di Ridley Scott, ma nel film di Carpenter invece adottarono insieme uno spunto comico per la creatura extraterrestre raccolta dall’equipaggio della nave.

Una certa leggerezza si coglie anche nell’approccio che il protagonista ha con l’alieno , incontrato nello spazio infinito , a sua volta a bordo di un’enorme nave spaziale, per la stessa missione del professor Grace, salvare il proprio pianeta dalla sostanza misteriosa.

La creatura non è interamente frutto della CGI , anzi evidenzia principalmente una certa artigianalità nella messinscena , che rappresenta un ibrido , frutto della combinazione di marionette fisiche e animatronic.

Le sequenze che vedranno “passeggiare”  il protagonista  nello spazio sono altamente spettacolari , restituendo quella sensazione di realismo e immersività toccata in precedenza in Gravity di Alfonso Cuaron, sebbene  con approcci  produttivi differenti.

Guizzi tecnici e virtù dal forte impatto visivo a parte,  L’ultima missione – Project Hail Mary  non convince sul fronte della spiccata ironia. Scaturita questa dal rapporto tra Ryland Grace e Rocky, questo il nome con cui il professore ha battezzato il piccolo alieno, citandogli attraverso un racconto  la saga del leggendario pugile incarnato da Sylvester Stallone. Si ha così la percezione che il registro narrativo viri troppo sul versante leggero e favolistico.

Il film mette in risalto come l’intelligenza e la collaborazione , possano superare le barriere biologiche e culturali, mettendo da parte diffidenza e pregiudizi, al fine di salvare la vita.

Il messaggio contenuto in  L’ultima missione – Project Hail Mary seppur nobile nelle intenzioni, compromette il fascino della tematica apocalittica ,e del sacrificio , a (s)vantaggio di uno spettacolo più adatto alle famiglie. Sebbene siano interessanti i flashback nei quali Ryland Grace, cerca di rammentare come sia finito nello spazio, grazie anche alla sceneggiatura di Drew Goddard, regista di Quella casa nel bosco , e del sottovalutato 7 sconosciuti a El Royale, si ha l’impressione che un Gosling onnipresente e poco incisivo ,che figura anche tra i produttori del film , più una durata di oltre due ore e mezza, finiscano per dare nel complesso la sensazione di un’occasione sprecata.

 

Fabrizio Battisti