La sposa! : recensione

Se c’è un materiale che negli ultimi tempi è stato altamente saccheggiato e rivisto dalla cinematografia hollywoodiana, quello è il famoso scritto horror di Mary Shelley intitolato Frankenstein o il moderno Prometeo, un racconto che non ha bisogno di presentazioni e che nel corso del tempo ha goduto di svariate trasposizioni cinematografiche, in primis quella realizzata da James Whale negli anni ’30 con Boris Karloff nei panni della creatura.


Solo negli ultimi anni questa storia è stata d’ispirazione per altre operazioni, sia indirettamente (il premiato Povere creature! di Yorgos Lanthimos) che direttamente (la recente produzione Netflix di Guillermo del Toro, Frankenstein), fino ad arrivare ad ora con quest’ulteriore esperienza visiva quale è La sposa!, seconda regia della nota attrice Maggie Gyllenhaal, dopo aver esordito con il lodato La figlia oscura.

Titolo quest’ultimo da cui la neo-regista prende nuovamente l’attrice Jessie Buckley e le costruisce su misura in questo La sposa! il ruolo della estrosa protagonista Ida, una ragazza degli anni ’30 che parla di libertà d’espressione e sessuale, facendosi notare da tutti per il suo carattere combattivo e a tratti pericoloso.

Vittima di un fatale incidente, la donna viene riesumata dalla dottoressa Euphronius (Annette Bening), che su commissione tenta una rianimazione per conto di un particolare cliente: lui è Frank (Christian Bale), ovvero la creatura assemblata e portata in vita circa cento anni prima dal dottor Frankenstein, e voglioso di avere al proprio fianco una donna da amare incarica la nota studiosa e scienziata di anatomia di rimediarle la tanto ambita compagna.

Una volta tornata in vita Ida cercherà con ogni modo di ricostruire i pezzi della sua vita passata, ma lo fa innanzitutto vagando con Frank stesso di luogo in luogo, lasciando un segno della loro non richiesta presenza e attirando a sé l’interesse sia delle autorità, rappresentate dai detective Myrna Malloy (Penelope Cruz) e Jake Wiles (Peter Sarsgaard), che del boss malavitoso Lupino (Zlatko Buric), tutti sulle loro tracce dopo aver commesso dei gravi reati.

Ma tutto ciò che Ida e Frank stanno cercando è l’assoluta possibilità di imporsi al mondo per ciò che sono.

Ambizioso minestrone che getta nel mezzo quanti più argomenti possibili, dalla diversità al femminismo, fino agli abusi di potere e la mascolinità tossica, La sposa! della Gyllenhaal è un prodotto che sulle prime sembra anche avere una propria identità, con quell’estetica da tipico lungometraggio steampunk mischiato a reminescenze gotiche del caso, con in più una serie di situazioni che strutturano la pellicola quasi come fosse una sorta di Bonnie & Clyde in versione monster movie.

Ma il problema è che la stessa Gyllenhaal dopo un po’ calca troppo la mano, infarcisce il suo racconto di momenti fondamentali come anche di altrettante parentesi gratuite, e nel complesso perde d’occhio la situazione, lasciando sì che La sposa!, con quel suo continuare a proporre argomenti attuali, cerchi di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, col fortuito fine di poter concludere qualcosa, ovviamente senza riuscirci.

Si assiste ad una sorta di musical senza scenette cantate qua, con rimandi visivi buoni per il cinema di Baz Luhrmann ma che poco cozzano con l’operazione in sé, e nel mezzo un paio di interpreti sopra le righe, come la petulante Buckley (cui spetta anche il ruolo della narratrice Shelley) e il remissivo Bale, che poco possono fare con l’ambizione complessiva del tutto, tra ritmi forsennati, citazioni ad effetto (Ida Lupino, Myrna Loy, i musical alla Fred Astaire) e un ricco cast di volti alternati a caso (dai citati Cruz e Sarsgaard alla presenza del fratello della Gyllenhaal, Jake, nei panni della star del cinema Ronnie Reed), tra cui si salva giusto la presenza di una Bening in parte.

Mirko Lomuscio