La mummia: recensione

Continua irrefrenabile, da parte della cinematografia odierna, la riscoperta di vecchi “mostri” sacri dell’immaginario horror, riportando alla luce note creature appartenenti ad una certa eredità artistica e aggiornandole al linguaggio di oggi; abbiamo rivisto quindi negli ultimi tempi riprendere vita opere come Frankenstein, per mano di Guillermo Del Toro, come anche un paio di riadattamenti vamipreschi quali sono il Dracula di Luc Besson e il Nosferatu di Robert Eggers.


Tra questi anche la Blumhouse di Jason Blum, nota casa di produzione specializzata in genere horror (Scappa – Get out, Five nights at Freddy’s, Halloween), ha detto la propria riportando prima un valido titolo come L’uomo invisibile e poi, non proprio ottimamente, le gesta dell’uomo lupo in un Wolfman, entrambi diretti dal Leigh Whannell co-creatore della saga di Saw – L’enigmista.

Ora la medesima casa di produzione, con l’appoggio della Atomic Monster di James Wan (Malignant, Insidious, L’evocazione – The conjuring), torna su questi passi decidendo di rinverdire i fasti de La mummia, altro personaggio horror appartenente ad una eredità cinematografica che comprende titoli immortali degli anni ’30, interpretati dal mitico Boris Karloff, come anche pellicole avventurose quale è la saga creata alla fine degli anni ’90 da Stephen Sommers ed interpretata da Brendan Fraser, senza dimenticare il recente (fallimentare) blockbuster riadattamento datato 2017, il cui protagonista è stato Tom Cruise (!).

 

Con la regia affidata al Lee Cronin de La casa – Il risveglio del male, questo La mummia targato 2026 getta quindi nuova linfa sul materiale in questione, aprendo le danze in pieno Medio Oriente, dove vive una famiglia americana in trasferta per motivi di lavoro.

Genitori di due figli ed in attesa di un’altra bambina, Charlie (Jack Reynor) e Larissa Cannon (Laia Costa) sono prossimi ad un loro ritorno negli Stati Uniti, con l’intenzione di giungere a nuovi ottimistici sviluppi esistenziali.

Ma prima di partire, la loro figlia Katie (Emily Mitchell) sparisce nel nulla, rapita da qualcuno e tenuta nascosta da qualche parte.

Passano gli anni e Charlie e Larissa si sono lasciati questo dramma alle spalle, ora tornati in New Mexico, luogo natale della donna, crescendo gli altri due figli rimasti, Sebastian (Shylo Molina) e la piccola Maud (Billie Roy).

Solo che con gran sorpresa scoprono che Katie (Natalie Grace) è ancora viva; la quale torna quindi a casa, ma in condizioni alquanto critiche.

Infatti la bambina non sembra più essere quella di prima, portando con sé qualcosa di sinistro e malvagio che, ben presto, dalle profondità dei deserti orientali, avrà intenzione di riemergere.

Fuorviante pellicola che si appoggia esclusivamente sul mito delle mummie cinematografiche, questo lungometraggio di Cronin è un classico specchietto per le allodole pronto ad attirare l’attenzione dei meno attenti in materia cinematografica; oltre al fatto che il film utilizza la mitologia di questa nota creatura solo per gestire una qualsiasi, e mal narrata, storia di possessione, con annessa metafora sull’unione familiare gestita blandamente, questo La mummia è veramente un prodotto totalmente mediocre sotto tutti i frangenti, dall’utilizzo di personaggi monodimensionali (e stupidi date le loro reazioni di fronte alle “stranezze” di Katie) a una regia che non sa dove andare a parare, appoggiandosi a prevedibili jump scares e momenti orrorifici poco ispirati.

E a conclusione dei fatti si ha come l’impressione di trovarsi di fronte ad un prodotto che della mitologia mummiesca ne fa proprio a meno, sfoggiando un ennesimo titolo a sfondo possessioni demoniache, tipico della Blumhouse, che mescola nel suo confusionario calderone idee già viste in altri film (la saga de La casa, la saga dei The conjuring, il recente Amityville: il risveglio) senza dare però la minima idea di voler affrontare l’elemento primario, ovvero l’importante mitologia horror appartenente ad un titolo come La mummia.

Mirko Lomuscio