Keeper – L’eletta: recensione

Dopo averlo visto alle prese con un horror al di fuori della sue doti narrative, ovvero il divertito e divertente splatter The monkey tratto da un racconto di Stephen King, il regista Osgood Perkins (figlio del ben noto Anthony di Psycho) torna sui suoi passi di autore a tratti sperimentale per questa sua nuova pellicola, Keeper – L’eletta, un film basato su una certa tensione emotiva che lo riporta quindi su tematiche più vicine al resto delle altre pellicola da lui realizzate (Gretel & Hansel, Longlegs).


La storia è quella della giovane Liz, interpretata da Tatiana Maslany (già al cospetto di Perkins nel citato The monkey), innamorata del suo nuovo compagno Malcolm (Rossf Sutherland), col quale è intenzionata ad andare a passare un po’ di giorni di vacanza in una casa dispersa nelle foreste, appartenente alla famiglia dell’uomo.

Una intima villeggiatura che dovrebbe far capire alla ragazza se stavolta sia quello giusto per lei, raggiungendo il tanto agognato amore perfetto che da tempo inseguiva.

Ma quello che non sa è che qualcosa, o qualcuno, li sta osservando e, man mano che i giorni passano, Liz si renderà ben presto conto che quei luoghi, e quella casa, nascondono un’inquietante storia alle spalle, durata negli anni e che ora intende tornare a farsi viva al suo cospetto.

Eppure quell’ispirazione splatter notata in The monkey ha fatto ben sperare sulla voglia di Perkins nel voler affrontare altre frontiere dell’horror, tralasciando la seriosità di determinate storie di streghe e maledizioni che ha sviluppato in altre occasioni e che magari lo stavano un po’ fagocitando in un cinema fine a se stesso; purtroppo Keeper – L’eletta non è titolo che lo sblocca da questo limite artistico, dato che stiamo parlando di un prodotto che davvero ha poco da dire, sia nei riguardi del cinema di Perkins che in quelli del cinema horror in sé.

E’ un lungometraggio che sulla carta si dovrebbe sostenere sulla sola presenza dei suoi pochi attori presenti, su cui troneggia la comunque valida Maslany, e che grazie ad una certa dilatazione della suspense dovrebbe tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona, ma nulla di tutto ciò ne viene fuori a conti fatti, mostrandosi in conclusione come una sorta di cortometraggio tirato per le lunghe senza neanche il supporto di un finale imprevedibile.

Tutto è già visto in Keeper – L’eletta e lo script di Nick Lepard (Dangerous animals) neanche si sforza più di tanto a riguardo, seppur aggiunge un paio di elementi stuzzicanti (la presenza del cugino invadente di Malcolm, interpretato da Birkett Turton, e della sua compagna straniera, ricoperta da Eden Weiss), ma senza che siano collocati con una certa logica di fondo.

Si assiste giusto a qualche trovata visiva tipica dell’occhio registico di Perkins, come anche a quel suo solito rimando al regno delle fiabe nere, ma poi null’altro riesce ad elevare dalla media questo titolo, rimanendo nell’assoluto anonimato artistico e mostrandosi come un’occasione persa per il nostro regista di uscire dai canoni di un linguaggio compiaciuto e tirato per le lunghe.

C’è da sperare che per le prossime occasioni tenti nuovamente un cambio di registro, come è stato per il piacevole The monkey.

Mirko Lomuscio