Dopo le gesta apocalittiche del primo capitolo Greenland, la nota star Gerard Butler, affiancato al regista Ric Roman Waugh (La fratellanza, Attacco al potere 3), torna ora sui passi di quella pellicola descrivendo gli esiti di tale disastro dopo aver trovato la salvezza in quel di Groenlandia (luogo oggigiorno sulla bocca di tutti per evidenti motivazioni politiche).

Ed ecco quindi che Greenland 2: migration ci riporta tra le zone distrutte e i paesaggi deserti di un pianeta terra ormai raso al suolo, distrutto dal passaggio del meteorite Clarke e costringendo i numerosi sopravvissuti a rinchiudersi in determinate zone nascoste, che siano bunker sotterranei o centri abitati isolati dall’aria irrespirabile del globo.

Al sicuro in Groenlandia, John Garrity (Butler) con sua moglie Allison (Morena Baccarin) e il figlio Nathan (Roman Griffin Davis) ben presto si renderanno conto che non potranno rimanere a lungo in quel luogo, perché anch’esso viene minacciato da determinate calamità naturali dal devastante impatto.
In fuga, tutti e tre dovranno attraversare un lungo viaggio verso l’Europa, dove si vocifera di una zona incontaminata, nonché vero paradiso terrestre in cui poter ricominciare a costruire un futuro per un pianeta ormai allo sbando come la Terra.
Con una disarmante attualità, che oramai minaccia cataclismi globali ad ogni minimo campanello d’allarme, che si tratti di meteoriti o inquinamento come pure di guerre tra stati, Greenland 2: migration prosegue dal suo precedente capitolo con l’evidente intenzione di gettare altro argomento post-apocalittico a riguardo, uniformandosi in un vero e proprio road movie dai caratteri futuristici, con l’intenzione di darci lezione di prevenzione nei riguardi di probabili calamità naturali a venire.

Un aspetto a dir poco ambizioso stando sulle prime righe, non fosse che al regista Waugh, in fin dei conti, poco importa, perché con Greenland 2: migration l’interesse principale è quello di regalare allo spettatore un prodotto d’intrattenimento, scritto molto facilmente dal duo Chris Sparling e Mitchell LaFortune e interpretato con un certo coinvolgimento da un Butler meno supereroico del caso.
Ed è proprio sul fronte della scrittura che la pellicola in sé mostra parecchi punti deboli, strutturandosi sul solo viaggiare dei tre protagonisti e sui vari comprimari che incontrano stradafacendo, e questi ultimi escono di scena con una facilità disarmante anche per la credibilità di uno spettatore medio qualsiasi.
Poi, in tutta sincerità, superato tale aspetto, c’è modo di assistere a scene spettacolari come i vari disastri naturali ricreati in CGI, lasciando sì che Butler e la Baccarin si barcamenino in questo blockbuster dai connotati survivalisti, tra lunghi tragitti al cardiopalma, esplosioni, follie di massa ed esiti inaspettatamente commoventi.

A conti fatti Greenland 2: migration non è un sequel inferiore al suo capostipite, che sicuramente non era nulla di “epocale”, ed è già tanto per renderselo accettabile in qualsiasi aspetto, sia contenutistico che d’intrattenimento.
Mirko Lomuscio