Direttamente su Amazon Prime, dal 10 di aprile, spunta un appuntamento per gli appassionati del cinema action, un titolo che tinge di rosa questo genere adrenalinico e che mette al centro della propria trama il presidente degli Stati Uniti stesso, un po’ come successe nel 1997 con Air Foce One di Wolfgang Petersen, dove un convincente Harrison Ford, nel ruolo dell’uomo più importante del mondo, affrontava un gruppo di terroristi guidati da Gary Oldman.

Solo che oggi, 2025, tale ruolo politico lo vediamo ricoperto da una donna, ovvero l’attrice premio Oscar Viola Davis, la quale, con questo G20 diretto dalla Patricia Riggen di The 33 e Miracoli dal cielo, riveste questi panni varcando una certa visione fantapolitica di tale contesto e immergendo lo stesso film in una probabile futuristica realtà alternativa.
Lei è Danielle Sutton, la prima donna americana che, con un passato da soldato alle spalle, ha saputo trasformare la propria semplice posizione a figura imponente del suo paese.

Sposata con l’amato Derek (Anthony Anderson) e madre di Serena (Marsai Martin) e Demetrius (Christopher Farrar), la donna, alternando alla propria carriera politica la vita di famiglia, non riesce però a ben bilanciare un determinato idillio, soprattutto nei rapporti con l’irrequieta figlia, sempre al centro dello scandalo in vari servizi televisivi.
Prossima ad un imponente summit che avverrà in Sud Africa, Danielle ben presto dovrà però affrontare un’ennesima difficoltà, che la vedrà alle prese con un inaspettato attacco terroristico.
Assieme ad un gruppo di superstiti, tra cui la sua personale guardia del corpo Manny Ruiz (Ramon Rodriguez), la donna, da presidente degli Stati Uniti dovrà trasformarsi in eroina vera e propria, cercando di portare in salvo sia la propria famiglia che gli altri rappresentanti del globo presi in ostaggio dal malvagio Rutledge (Anthony Starr).

In questi tempi odierni che ormai vedono il cinema action invaso da protagoniste femminili letali e senza paura, un’opera come G20 si presenta in tutta la sua elementare fattezza, votata al puro intrattenimento senza impegnarsi più di tanto in determinati risvolti di sceneggiatura, come anche in specifici rimaneggiamenti di un plot che risulta essere sempre funzionale sin dai tempi di Die hard – Trappola di cristallo.
Il film della Riggen è un lungometraggio che comunque si affida ad un determinato ritmo e messa in scena, memore delle lezioni di cinema di tanti prodotti analoghi, senza però riuscire ad evitare il fattore ridicolo quando si tratta di parlare di pura retorica pro-americana e di mettere in scena determinati stereotipi (i vari rappresentanti di stato, mostrati nelle loro caratterizzazioni tipo)
Fatto sta che nel mezzo del tutto troviamo una Davis coinvolta, qua anche produttrice, nonostante le sue fattezze fisiche poco lasciano pensare che sia una donna d’azione, comunque sempre ben credibile nel ruolo che deve ricoprire; al suo fianco troviamo una varietà di volti che si lasciano coinvolgere in quel poco di piacevole che si possa trovare in G20, tra cui spicca anche la nostra Sabrina Impacciatore nei panni di Elena Romano, una potente donna italiana.

Insomma un titolo che ben si accosta ai suoi predecessori action con presidenti degli Stati Uniti eroi o combattenti contro un attacco terroristico (oltre al succitato Air Force One si ricordano anche film come Big game – Caccia al presidente con Samuel L. Jackson, il primo Attacco al potere con Gerard Butler e White House Down – Sotto assedio di Roland Emmerich), rimanendo nella media come film da seguire a cervello spento, tra posticci messaggi di pace lanciati meramente di momento in momento.
Mirko Lomuscio