Infaticabile regista che ci ha accompagnato nel corso di decenni, dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi, Ron Howard, l’ex Richie Cunningham di Happy days, torna ora in sala con un’opera che mira a raccontare una storia veramente accaduta nel corso degli anni che hanno preceduto la Seconda Guerra Mondiale, prendendo avvio in quel 1929, periodo in cui si stava assistendo alla nascita del regime fascista su tutto il mondo.

Ambientato in un’isola deserta colonizzata da un gruppo di persone, Eden ha per protagonisti un pugno di interpereti come Jude Law, Daniel Brũhl, Sidney Sweeney, Vanessa Kirby e Ana de Armas, ben assortiti in questa vicenda in cui questi naufraghi dimostreranno tutte le proprie debolezze e i propri valori, a costo di sopravvivere e di portare avanti ideali ben lontani da quelli che si stanno uniformando nei vari stati del mondo.
In fuga dalla sua natia Germania, il dottor Friedrich Ritter (Law) e sua moglie Dore (Kirby) si stabilizzano quindi su un’isola chiamata Floreana, lontano da quel mondo borghese che hanno sempre frequentato e vivendo come dei primati, senza determinati comfort e senza frequentare altre persone.

Ma il loro seguito diventa subito noto grazie all’attività di scrittore dell’uomo, tant’è che a raggiungerli ben presto arriva la famiglia Wittmer, composta da Heinz (Brũhl) e Margret (Sweeney) più il loro figlio Harry (Jonathan Tittel), intenzionati anch’essi a stabilirsi su quell’isola, in cerca di una vita tranquilla e all’insegna di una voglia di ritrovare determinati valori umani.
Valori che ben presto verranno messi in discussione dall’arrivo della ricca baronessa Eloise Bosquet de Wagner Wehrhorn (de Armas), la quale, con servitù ed amante al seguito, porterà a Floreana la sua ambiziosa voglia di stabilirsi e trasformare il luogo in una zona turistica, facendosi ben sentire per il suo carattere difficile e a suo modo pericoloso.
Sotto questo contesto gli abitanti dell’isola verranno messi a dura prova, chiedendo fin quanto possano sopportare questa situazione.

Tramite uno sguardo alquanto oscuro, non sempre votato a voler regalare uno spettacolo compiacente e tranquillizzante, Howard con questo Eden mostra un proprio lato dark che raramente siamo abituati ad assistere, raccontando questa pagina di storia vera con fare diretto e poco rassicurante, mettendo faccia a faccia un gruppo di personaggi accattivanti quanto interessanti, ognuno descritto in modo da non poter mai sapere cosa possano fare o come possano reagire in determinate situazioni.
Ed in tal proposito è sulla bravura degli interpreti coinvolti che questo lungometraggio trova il suo maggiore punto di forza, soprattutto nel comparto femminile che vede una ben volenterosa Sweeney fiancheggiare una livida Kirby e, soprattutto, una de Armas in veste di cattiva, la cui performance ci regala altissimi momenti di tensione dovuti alla propria incisività e odiosa presenza.

Non che sul fronte della scrittura sia totalmente curato Eden, tant’è che lo script di Ethan Pink, su soggetto dello stesso scritto assieme ad Howard, ci accompagna sì in un cambiamento umano a suo modo prevedibile, ma almeno lo fa portando lo spettatore verso situazioni forti (la scena del parto, il pranzo dalla baronessa) come anche di fronte a confronti umani che sanno di veritiero.
Una visione che merita di essere vista per la sua calibrata gestione della tensione, Eden è quindi un Howard meritevole di attenzione, sapientemente dosato nella direzione dei suoi interpreti e altrettanto valido nella costruzione di una condizione (dis)umana veramente sentita.
Mirko Lomuscio