Gestione curiosa quella subita da questa seconda regia del poco conosciuto Dave Green, che esordì dietro la macchina da presa nel 2016 con Tartarughe ninja: fuori dall’ombra, riuscito sequel della saga reboot dedicata ai noti personaggi creati da Kevin Eastman e Peter Lord; il qui presente Coyote vs. ACME fu realizzato ben tre anni fa, per trovare una sua distribuzione soltanto ora nonostante la produzione sia della Warner bros., ed è proprio quest’ultima che nel 2023 ne rimandò drasticamente l’uscita a favore del megasuccesso annunciato (e poi mantenuto) di Barbie, un po’ come fece per un titolo come Batgirl di Adil El Arbi e Bilall Fallah, realizzato e completato, ma totalmente sparito da ogni tipo di canale distributivo, senza se e senza ma.

Fortunatamente al film di Green non è toccato questo destino, un po’ perché forse dietro la macchina produttiva del tutto troviamo un nome come James Gunn, che si occupa anche del soggetto del film, un po’ perché lo stesso titolo potrebbe rivelarsi interessante per come aggiorna un cinema live action mischiato al mondo dei cartoon, come fece a suo tempo Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis ed altri prodotti a seguire (il dittico Space jam, Looney Tunes: back in action).
Ispirato ad una serie di racconti umoristici creati da Ian Frazier nel 1990, Coyote vs. ACME si ambienta nella particolare cittadina di Albuquerque, in Nuovo Messico, dove umani e cartoni animati della Looney Tunes convivono senza problemi.

Qua svolge la propria attività in uno studio di poco conto l’avvocato Kevin Avery (Will Forte), che di punto in bianco si troverà ad aver a che fare con un caso alquanto scottante per la sua località; il noto Willy il coyote, reduce da una serie di fallimenti per catturare lo struzzo Beep Beep, intende far causa alla ACME, società responsabile dei gingilli difettosi utilizzati per la creazione delle trappole ideate contro il pennuto corridore, chiudendo per sempre così un capitolo triste della drastica esistenza.
Resosi conto della pericolosità del caso, data l’influente potenza della ACME, Kevin pian piano si affeziona alla causa di Willy e intende andare fino in fondo, cercando di battersi contro gente corrotta e personalità alquanto pericolose, come il difensore legale Buddy Crane (John Cena) che lavora per la AMCE stessa.

Il motivo per cui questo film abbia rischiato l’oblio risulta essere alquanto assurdo, ed anche inspiegabile visti i risultati, ma d’altronde non è che la politica distributiva cinematografica di questi tempi goda di grande lucidità artistica nei riguardi delle grandi masse, soggiogate da blockbuster senza logica e blasonati titoli da festival senza anima; ed invece Coyote vs. ACME è un prodotto alquanto convincente, che riesce ad amalgamare l’ironia slapstick del regno dei cartoni animati (resi alla perfezione da effetti speciali sempre funzionali, certo non più avanguardistici) con una trama che mira al genere cospirazionista, godendo quindi di una scrittura fine, a cura di Samy Burch su soggetto dello stesso assieme a Gunn e Jeremy Slater, che brilla per come amalgama verità e finzione.
Perché d’altronde, nonostante la trama parli di una causa al di la dell’assurdo, quello che viene specificato tra le righe qua, cioè che i potenti prevalgono sempre sulle masse, è un messaggio funzionale e aggiornato con grande arguzia, parlando di cartoon (e i noti Looney Tunes trovano degno spazio nel mezzo, come anche un sottile riferimento a Peter Lorre) e persone in carne ed ossa (tra cui il protagonista Forte e un divertente Cena) un po’ come fece il noto titolo di Zemeckis targato 1988.

E’ un sentito, e a suo modo commovente, elogio al mondo dei perdenti questo Coyote vs. ACME, che Green dirige con mano sicura e ben sostenuta, lasciando nel mezzo diverse chiavi di lettura per ciò che metaforicamente si intende raccontare in questa ingegnosa commedia fantastica.
Mirko Lomuscio