Buen camino: recensione

A distanza di sei anni dalla sua ultima escursione cinematografica, grazie a quel Tolo Tolo che ne segnò anche il suo esordio alla regia, il comico Checco Zalone (al secolo Luca Medici) torna ora in sala con una nuova pellicola, con l’intenzione di voler ulteriormente sbancare assolutamente i botteghini italiani.

Ritrovando quindi il suo fidato regista Gennaro Nunziante, che lo diresse sin dai tempi di Cado dalle nubi, con il qui presente Buen camino il buon Zalone si cimenta in una nuova raffigurazione di un personaggio sopra le righe, ma appartenente ad una certa realtà contemporanea, uniformato e gestito come solo l’ironia del noto cabarettista pugliese sa fare.

Stavolta il nostro ricopre i panni di un ricco rampollo di famiglia, quarantenne e con la sfrenata voglia di godersi i soldi dell’azienda di suo papà fermo a letto con un ictus; fidanzato con una supermodella di nome Martina (Mariana Stephanie Rodriguez Barrios) e prossimo ad organizzare la sua prossima mega festa di compleanno, Checco d’improvviso riceve una chiamata dalla ex moglie Linda (Martina Colombari).

Sua figlia Cristal (Letizia Arnò) è sparita e non si sa dove sia finita; sarà suo compito ritrovarla e scoprire dove sia andata.

Venuto a sapere che la ragazza sta andando al Cammino di Santiago, Checco, con le mani sul volante della sua Ferrari, si dirige da lei, cercando di convincerla a tornare a casa.

Ma la giovane, il cui carattere rivoluzionario ben si differenzia da quello del ricco padre naturale, non ha alcuna intenzione di avere a che fare con lui, seppur quest’ultimo la segua in tutto il tragitto, lasciando il segno con la sua presenza non gradita e tragicomica.


Guardando a determinate realtà della nostra contemporaneità abbastanza tragica, Zalone a braccetto con il ben ritrovato Nunziante uniforma una pellicola che riesce a giostrare alla perfezione la sua ironia graffiante, a tratti politicamente scorretta, magari oggi meno che prima, ma pur sempre ricca di ispirazione grazie a quelle battute secche pregne di sarcasmo.

Con un protagonista che molto ricorda l’imprenditore miliardario Gianluca Vacchi, ed i tatuaggi esposti da Zalone la dicono lunga, Buen camino ci ripropone quanto di positivo si possa ottenere dalla comicità irruente del cabarettista pugliese, miscelando argomenti graffianti (un paio di riferimenti a Gaza e all’Olocausto trovano il loro spazio) ma rimanendo sui passi di piacevole racconto di formazione, grazie a questo divertito rapporto padre/figlia ben gradito, sostenuto anche dalla bravura della giovane Arnò, volto a mostrare un cambiamento interiore dell’irrecuperabile protagonista.

Nunziante giostra il cinico magnetismo di Zalone come sempre gli è ben riuscito anche in passato, lasciando alle spalle l’esito altalenante di Tolo Tolo e riportando il noto comico musicista sui caratteri di una storia più quadrata, meno ambiziosa a livello tecnico e facilmente fruibile come dovrebbe essere.

 

E nel mezzo di tutto ciò si trova il tempo di ridere di un pugno di elementi della nostra epoca come il body shaming o gli sperperi dei miliardari perditempo, fino a trovare una certa vena filosofica tra le righe di un’ambientazione come il Cammino di Santiago di Compostela, dove c’è spazio anche per un carattere interessante come quello della pellegrina spagnola Alma, interpretata da Beatriz Arjona.

Buen camino ci propone quindi un ritrovato Zalone, qua come sempre anche co-autore delle musiche (in collaborazione con Antonio Iammarino) e della sceneggiatura (condivisa con il regista) nonché, a gran sorpresa, co-responsabile del montaggio assieme al regista Nunziante e al montatore Pietro Morana; il tutto per precisare la poliedrica intenzione del noto comico di prendere totalmente mano alle sue opere cinematografiche, ed il che fa solo che piacere.

Mirko Lomuscio