Ben – Rabbia animale: recensione

Nel cosiddetto sottogenere eco-vengeance appartenente al mondo dell’horror, ovvero quel tipo di pellicole che parlano di animali assassini, raramente si è visto lasciare spazio ad un una creatura vivente come quella appartenete al mondo dei primati, cioè la scimmia.


Un paio di esempi eclatanti li abbiamo visti nel pieno degli anni ’80, con Link di Richard Franklin e Monkey shines – Esperimento nel terrore di George A. Romero, senza poi dimenticare eventuali epigoni come Shakma – Morire per gioco, lasciando poi di conseguenza nel tempo un vuoto che mai è tornato ad affrontare tale argomento appieno in una trama horror.

Ci pensa ora il regista di origini inglesi Johannes Roberts, autore di pellicole come il dittico 47 metri e il recente Resident evil: welcome ti Raccoon City, che con il qui presente Ben – Rabbia animale decide di costruire un prodotto di tensione all’altezza della situazione, mettendo nel mezzo uno scimpanzé idrofobo alle prese con la caccia di un gruppo di sventurati giovani.

Siamo in una casa delle Hawaii, dove è cresciuta la giovane Lucy (Johnny Sequoyah) ed ora di ritorno dal college per venire a trovare il padre scrittore Adam (Troy Kotsur), uomo affetto da sordomutismo.

La giovane si presenta con un gruppo di amici intenzionati a voler passare una vacanza tra le spiagge del luogo, nel segno della spensieratezza più totale.

A far loro compagnia c’è però anche Ben, animale di casa, uno scimpanzé addomesticato che all’apparenza sembra innocuo ed amichevole; salvo sfortunate coincidenze.

Contratta incidentalmente della rabbia, gradualmente l’animale comincia a comportarsi in modo molto strano, fino a che non si rende totalmente minaccioso per Lucy e i suoi amici, i quali, asserragliati nella casa, dovranno cercare assolutamente la salvezza, tentando di non farsi uccidere dalla furia assassina del pericoloso primate.

 

Con un plot che strizza l’occhio allo Stephen King di Cujo, il regista Roberts costruisce su misura il proprio piccolo horror domestico con nel mezzo la minaccia di uno scimpanzé assassino, sbizzarrendosi in parentesi ad altissima tensione ed altre intrise di violenza e sangue.

Non che si stia parlando di un film determinante, ma la visione di Ben – Rabbia animale si fa accettare per la sua assoluta semplicità e onestà, regalandoci quasi novanta minuti di intrattenimento, tra alte dosi di raccapriccio e di sangue, atte a costruire una struttura basica in cui un gruppo di ignare vittime si ritrovano costrette a sopravvivere a suon di giochetti di suspense da parte del regista Roberts.

Ovviamente non lesina in violenza la qui presente pellicola e chi è in cerca di splatter sarà accontentato (non mancano facce divelte e mandibole strappate), certo si deve essere sempre pronti per una imprevedibile sospensione della credibilità in alcuni frangenti come anche di accettare determinate parentesi ironiche, ed una mette nel mezzo il reale sordomutismo dell’attore Kotsur (premio Oscar per CODA – I segni del cuore), ma fatto sta che Ben – Rabbia animale è un prodotto che riesce nel suo scopo principale, senza infamia e senza lode, accodandosi degnamente ai suoi precedenti predecessori horror con scimmie assassine quali protagoniste.

Mirko Lomuscio