Bad boys – Ride or die: recensione

Torna la coppia action all black più famosa degli ultimi trent’anni, tornano Will Smith e Martin Lawrence nei panni degli agenti di polizia di Miami Mike Lowrey e Marcus Burnett, protagonisti della pellicola action Bad Boys, datata 1995 e diretta dall’allora esordiente Michael Bay, ora giunti alla quarta avventura assieme, il tutto per convalidare come la loro formula possa essere ancora adatta ai tempi odierni.

Riconfermato in regia il duo Adil El Arbi e Bilall Fallah del precedente Bad boys for life, questo Bad boys: ride or die ci riporta al cospetto di questi due singolari protagonisti, alle prese con una nuova indagine e un micidiale nuovo nemico, che non esita di infangare il nome del defunto capitano Howard (Joe Pantoliano).

Infatti, a seguito di alcune scoperte, quest’ultimo risulta avere sul proprio conto corrente alcuni capitali indebiti, divenendo di conseguenza uno scandalo per il dipartimento di polizia.

Ma Mike e Marcus sanno che non è così e faranno di tutto per scoprire chi sia il colpevole di tutto ciò, come anche riuscire a trovare la talpa che si nasconde nel dipartimento di polizia di Miami; ed ovviamente per farlo dovranno andare incontro a diverse disavventure a suon di sparatorie, con al fianco alleati come i giovani agenti Kelly (Vanessa Hudgens) e Dorn (Alexander Ludwig) e la collega e amica Rita (Paula Nunez).

Il tutto con la consapevolezza che stavolta sia Mike che Marcus dovranno anche fare i conti con ciò che la vita gli ha riservato; il matrimonio con la bella Christine (Melanie Liburd) il primo, la convalescenza a seguito di un infarto il secondo.

Forse da considerare l’ultima saga buddy movie della cinematografia americana, quella di Bad boys non è mai stata una serie che godeva del lustro di ben altri serial action di tutto rispetto (si pensi ad Arma letale o a Die hard per esempio, come anche al Beverly Hills Cop che ha sempre fatto d’ispirazione), anche perché i risultati si vedono e sono sempre rimasti sul decente andante, tra battute al fulmicotone e pompate scene action che fanno da padrone (e su questo il secondo capitolo tiene testa ancora oggi); Bad boys: ride or die si assesta su questa tradizione, sciorinando scenette comiche con parentesi adrenaliniche e lasciando che i due protagonisti mattatori possano sfoggiare le loro doti, sia comiche che recitative.

I registi Adil e Bilall inoltre infarciscono questo quarto capitolo con soluzioni visive non sempre ben accette e anche fini a se stesse, lasciando che lo spettatore si diverti con due ore di visione pregne di un modesto senso della narrazione e d’intrattenimento, consentendo a Lawrence di mostrare tutto il lato comico della situazione (il suo personaggio se ne gira scanzonato a sciorinare risibili perle di filosofia esistenziale) e a Smith invece di rappresentare il lato più drammatico della storia (?), grazie ad alcune conseguenze che la esistenza da neo-marito di Mike porta con sé (attacchi di panico docet).

Ovviamente, se si è in cerca di uno spettacolo più costruito ed attento Bad boys: ride or die non fa per voi, anche perché alla quarta avventura questi due beniamini all black , nonostante non abbiano mai portato nulla di nuovo al genere action, si ripropongono con la medesima sufficiente resa di altri capitoli precedenti, sorretti qua da uno script, prevedibilmente, poco voglioso di rendersi più costruito del solito (per lo spettatore scoprire la talpa del dipartimento non sarà cosa difficile).

Qua si gioca molto al riempire e ad arricchire di personaggi giovani e nuovi la serie di Bad boys, grazie al supporto di Ludwig e Hudgens, come anche del Reggie di Dennis McDonald, il quale si ritaglia anche un simpatico notevole spazio nel contesto action del film.

Il tutto per far ben capire a quali nuove generazioni si sta rivolgendo questa serie cinematografica, ed il cameo dell’influencer Khaby Lame fa ben intendere il senso dell’operazione Bad boys: ride or die.

Mirko Lomuscio