E’ giunto il momento di assistere alle nuove avventure del pianeta Pandora, immaginifico mondo alieno futuristico creato dal James Cameron di Terminator ed ora protagonista di una terza pellicola dedicata alla sua magia naturalistica, tra animali fantastici e paesaggi stupendi, gemelli di una vegetazione a noi nota qua nel realistico pianeta terra.

Con Avatar: fuoco e cenere quindi si ha modo di ritrovarsi in tale contesto, nel mezzo di una nuova battaglia affrontata a suon di senso dell’onore e tattiche militari, tra i pacifici, ma combattivi, Na’vi e i distruttivi esseri umani delle forze militari; un ulteriore spettacolo a suon di milioni di dollari che il buon Cameron riesce a servirci in tutta la sua maestria di moderno tycoon hollywoodiano.
Ormai divenuto pacifico abitante di Pandora, dove vive nel reef assieme alla sua famiglia, Jake Sully (Sam Worthington) e la sua compagna Neytiri (Zoe Saldana) dovranno portare avanti il proprio idillio assieme ai figli Lo’ak (Britain Dalton) e Tuk (Trinity Jo-Li Bliss), più la compagnia della giovanissima Kiri (Sigourney Weaver) e dell’adolescente umano Spider (Jack Champion), figlio del temuto colonnello Miles Quaritch (Stephen Lang).

E quest’ultimo, sopravvissuto alle precedenti lotte contro i Na’vi, è ancora alla caccia di Jake, tant’è che nella sua irrinunciabile ricerca riesce ulteriormente a conoscere un gruppo di malvagi abitanti di Pandora, gli Ash, guidati dalla spietata Varang (Oona Chaplin), trovando di conseguenza un’alleanza che possa servire alla sua personale battaglia.
Jake a e la sua amata famiglia sono quindi costretti a mettere di nuovo mani alle proprie conoscenze di guerrieri, affrontando nuovamente un’ulteriore lotta nel nome della libertà e della magnificenza di Pandora, pianeta ricco di bellezza e creature dalle qualità spirituali inimmaginabili.
Seppur già dal primo discreto capitolo il regista Cameron, autore di opere indimenticate come The abyss e Aliens – Scontro finale, sembrava aver detto tutto di Avatar, soprattutto dei suoi mondi e dei vari protagonisti in CGI come anche della non velata natura ecologica che c’è in profondità, il nostro autore continua imperterrito nel suo personale discorso, scaturendo nuovi scontri tra mentalità proto-naturalistiche e ideologie distruttive di matrice prettamente militare.
![]()
Sta di fatto che Avatar: fuoco e cenere cerca di proporre nuove idee sulle vicissitudini del Jake Sully di Worthington, come l’aggiunta di nuovi nemici stavolta appartenenti alla natura Na’vi, quali sono gli Ash guidati da una magnetica Chaplin sotto spoglie CGI, solo che oltre a tutto questo null’altro possiamo scorgere in questo terzo capitolo, che comunque avanza con un certo ritmo nelle sue immense tre ore e diciassette minuti di durata.
E lo fa anche meglio del precedente prolisso Avatar: la via dell’acqua, ma riportando medesime situazioni e argomenti già accennati precedentemente (la faccenda dei cacciatori di Tulkun, ovvio riferimento alle sanguinarie stragi delle balene), mostrando quindi come ormai tutto in questa saga di Cameron risulti rimasticato continuamente, ma non senza fascino, anzi, il noto regista si fa sempre ben notare nella sua costruzione di momenti poetici e spettacolari, solo con il continuo interrogativo di quali altre storie sarebbero potute uscire dalla sua fervida immaginazione, senza che rimanga incastrato nella saga di Avatar.

E ad attenderci ci sono ancora altri due capitoli in cantiere, sperando almeno in qualche svolta che possa portare la serie verso il vero senso di imprevedibile.
Mirko Lomuscio