Anaconda: recensione

Di tutte le operazioni reboot e sequel che si stanno facendo strada negli ultimi tempi, quella riguardante il qui presente Anaconda diretto da Tom Gormican, regista di Quel momento imbarazzante e de Il talento di Mr. C., è forse la più singolare e particolare, dato che stiamo parlando di un’opera che non solo intende riprendere la struttura horror di quel successo anni ’90 diretto da Luis Llosa e interpretato da Jennifer Lopez e Ice Cube, ma ne realizza anche una vera e propria parodia metacinemtografica, affidandosi alla presenza comica di un’accoppiata di protagonisti composta da Jack Black e Paul Rudd.


Vedendo questi ultimi nei rispettivi ruoli del regista di matrimoni Doug McAllister e dell’attore generico Ronald Griffin jr., la storia segue le gesta di una coppia di amici che, da anni appassionati di cinema, ormai si ritrovano a più di quarant’anni con i loro sogni di adolescenti amanti del cinema chiusi in un cassetto.

Non fino a quando Ronald, preso da un impeto di rivalsa professionale, non decide di acquisire i diritti di Anaconda, il noto film del ’97 che tanto successo riscosse a suo tempo.

Zaino in spalla e tanta voglia di realizzare un successo, i due, assieme agli amici Claire Simons (Thandiwe Newton) e Kenny Tent (Steve Zahn), cui si aggiunge la guida Santiago (Selton Mello) e la sconosciuta Ana (Daniela Melchior), vanno in Brasile e si addentreranno nelle foreste del luogo con il solo scopo di poter realizzare un reboot di quella famosa pellicola, senza prendere in considerazione che dei veri pericoli si aggirano in quei luoghi, che siano dei temuti criminali o la sete di sangue di un vero, mastodontico, anaconda.

Nonostante il prototipo degli anni ’90 non sia un film che goda di grande ammirazione artistica, ma che con un certo successo ha sfornato una serie di pellicole a venire (tre sequel e una sorta di spin off, ovvero Lake placid vs. Anaconda), chiedersi cosa abbia spinto il regista Gormican a voler realizzare questa sorta di parodia reboot è a dir poco lecito, poi se si osservano bene i risultati finali è anche più che dovuto.

Con quel solito approccio da commedia di grana grossa, tipico dell’ironia americana degli ultimi vent’anni, questo Anaconda è un’operazione che risulta essere una sorta di minestrone mal amalgamato di ironia becera con tentativi di inserire delle parentesi horror, queste rappresentate dalla “vaga” presenza in CGI dell’enorme rettile del titolo, aggiunto all’intero plot con una certa inspiegabile forzatura.

Traendo degli spunti metacinematografici, dove si parla di amore per la vera settima arte a confronto con i sistemi hollywoodiani di oggi, che guardano al guadagno a tutti i costi e basta, il film di Gormican avanza di gag in gag sfoggiando l’istrionismo dei suoi protagonisti Black e Rudd, ma senza avere la benché minima idea di cosa nel complesso si voglia ottenere, se un horror d’intrattenimento o una commedia che possa divertire.

Alla fine nessuna delle due cose sembra prendere esclusivamente il sopravvento, o meglio la seconda un suo contributo lo dà (gag a profusione ci sono, come anche l’istrionismo di Black e Rudd), ma non nel modo migliore, ed inoltre in tutta questa caotica pellicola dagli svariati generi trovano spazio anche un paio di camei nostalgici di Ice Cube e J.Lo, più un’appiccicata morale anti-hollywoodiana che attacca il sistema produttivo odierno della nota industria cinematografica.

Il medesimo sistema con cui è stato concepito questo Anaconda di Gormican.

Mirko Lomuscio