In concorso al Festival di Cannes 2026, Amarga Navidad è la nuova pellicola del’infaticabile Pedro Almodóvar, noto regista spagnolo che non ha ovviamente bisogno di presentazioni, grazie alla lunga fucina di sue pellicole ben note che hanno costellato la cinematografia catalana dall’inizio degli anni ’80 ad oggi.

Seguendo un po’ le impronte di altre sue recenti opere, come il premiato Dolor y gloria, questo suo nuovo titolo si ambienta tra le righe del racconto metacinematografico, o meglio ancora metaletterario, mettendo una trama che intreccia realtà e immaginazione con fare ispirato, miscelati in un contesto che mostra come le emozioni siano ben palpabili, sia nel quotidiano che viviamo che fra i fotogrammi di una pellicola drammatica.
Tutto ha inizio nel 2004, dove seguiamo le vicende di Elsa (Bárbara Lennie), regista in passato gloria del cinema indipendente, ora datasi agli spot pubblicitari, la quale sta vivendo un momento di crisi personale dovuti a degli improvvisi attacchi di panico.

Seguita ed accudita dal suo giovane partner, il pompiere Bonifacio (Patrick Crado), che è anche spogliarellista part time, la donna comincia ad attraverso un profondo momento di decisioni da fare, guardando al proprio passato, costernato di amari ricordi come la morte della madre, e pensando comunque al futuro, con la voglia magari di riprendere a dirigere una pellicola cinematografica.
Ma tutto ciò fa però parte della fantasia dello sceneggiatore Raúl Rossetti (Leonardo Sbaraglia), che nell’attuale 2026 sta realizzando questo nuovo script con Elsa protagonista, miscelando inventiva e proprie esperienze in un’opera che sente di dover portare a termine, anche per avere un parere definitivo dalla sua partner professionale Mónica (Aitana Sánchez-Gijón).
Con una ispirazione sul piano della scrittura che riesce ad amalgamare meta-narrazione con narrativa a tutto tondo, Amarga Navidad ci riporta in sala un Almodóvar in vena di ricordi, di voglia di condividere con i suoi spettatori dilemmi e responsabilità di un qualsiasi autore cinematografico, sul cui peso verte anche l’obbligo di fare il punto su ciò che nella realtà diviene materiale emotivo per una qualsiasi opera della settima arte.

C’è ovviamente qualcosa di autobiografico in questo racconto, dove si parla di crisi creativa e di crisi emotiva, e stando a quanto esposto giocare questa carta fa solo sì che Amarga Navidad si uniformi in tutta la propria essenza di opera delicata, sentita, vogliosa di mostrare un Almodóvar sempre più responsabile e meno giocoso, seppur nel mezzo non mancano occhiate ironiche del caso, e sempre più intenzionato a voler condividere un cinema fatto di uomini e, soprattutto, donne, entrambe animi dalle stesse fragilità che uniformano alla perfezione sentimenti profondi del caso, generando allegorici argomenti su come la vita sia perennemente fonte d’ispirazione per l’arte in sé.
A dare vita a tutto ciò una brava Lennie, sulla cui presenza pesa gran parte dell’opera, e uno Sbaraglia qua ovvio alter ego del regista di Tacchi a spillo tramite il suo Raúl, il quale coadiuva perfettamente lo sguardo almodovariano del caso, come anche fa la Mónica della Sánchez-Gijón; due personaggi questi ultimi che rappresentano perfettamente i due rovesci della medaglia sceneggiatore/regista dell’animo artistico del buon Pedro.
Non manca all’appello l’iconica Rossy de Palma, presenza fissa del cinema di Almodóvar, qua in un divertente cameo.

Per assurdo Amarga Navidad è un film che nasce da una evidente crisi artistica e che, con grande sorpresa, riesce ad essere un film totalmente ispirato.
Mirko Lomuscio